GRAFFI(TI) SUL MURO DELL’IMMAGINARIO

18 Lug

foto copertina street artOcchi di gufi, zampe di zebre, code di gatti, musi di topo, ma anche gigantesche api e coccinelle, pipistrelli, famiglie di galline e mandrie di mucche appaiono sui muri, lungo le strade, ma anche sui treni, alle fermate della metropolitana, sui chioschi, sopra i manifesti, nelle fabbriche abbandonate, nelle città fantasma, negli spazi sociali occupati e ovunque sia possibile spruzzare colore. Come in uno strano sogno, o come all’interno di un’ardita scenografia fantascientifica, gli animali invadono le città, si riprendono gli spazi. Meravigliosamente sovradimensionati, opportunamente mimetizzati tra gli arredi urbani, finalmente liberi dalle costrizioni delle vecchie fantasie da ipocrita fattoria felice, entrano nel nostro immaginario con corpi che contano e cantano nuove storie. Sono certamente anche storie di disgregazione, sopruso, ingiustizia, ma contrariamente alle narrazioni del passato, oggi, su questi muri, troviamo dei complici: animali che, proprio come noi, resistono e ricercano vie d’uscita.

Questo libello, dunque, è una piccola incursione, un deciso punto esclamativo su un possibile e raccomandabile assalto nei confronti di un immaginario ancora colonizzato, condizionato, rassegnato. Un arrembaggio, inoltre, che potrebbe rivelarsi risolutivo per  oltrepassare i limiti di una generazione di attivisti che si è concentrata troppo su una visione morale e paternalista dell’animalismo. La street art, in questo senso, potrebbe venire in aiuto perché coniuga l’etica con la creatività e l’ironia, la politica con l’arrembaggio pacifico e gioioso agli arredi urbani, un arrembaggio consapevole del suo tentativo sovversivo. Un arrembaggio che finisce per insinuarsi anche nelle nostre fantasie sul mondo animale, destabilizzando un immaginario che per secoli li ha rappresentati come carne da macello, come corpi ridicoli e incapaci. Un arrembaggio, poi, che non scaturisce da un rigido indottrinamento e neppure da una programmazione strategica, ma che si prefigura come il risultato spontaneo di un sentire che spacca l’asfalto e il cemento per uscire allo scoperto. E la street art, infatti, questo immaginario, lo colora, lo rappresenta, lo propone imponendolo forse in maniera ancor più radicale e decisa di quegli stessi monumenti che, sulle strade, hanno raccontato fino ad oggi la nostra Storia.

Libello autoprodotto manualmente da Troglodita Tribe può essere richiesto scrivendo a troglotribe@libero.it

 

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