Barbara Balsamo

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Intervista a Barbara Balsamo Professoressa Antispecista

Abbiamo incontrato Barbara Balsamo nell’estate del 2012 durante il Mini Vegan Festival di Costaciaro da lei organizzato, e più volte in questi ultimi anni durante altri eventi sulla questione animale. E’ una professoressa di lingua e letteratura francese specializzata al sostegno che ha insegnato sia alle scuole superiori che alle medie. Ne abbiamo approfittato per proporle questa intervista.

1) L’attivismo antispecista e l’insegnamento scolastico sono due aspetti importanti della tua vita. E’ difficile riuscire a conciliarli? Spesso si ha l’impressione che molti confondano l’attivismo con una sorta di proselitismo vegano di tipo scolastico. In realtà ci sono delle differenze. Tu che ne pensi?
L’attivismo antispecista e l’insegnamento in realtà per quella che è la mia esperienza personale sono due modi di agire nel sociale proponendo nuove prospettive per esistere nel mondo. Non vi è antitesi o conflitto. Le difficoltà, se e quando emergono, si presentano in quanto quelle che sono le visioni/azioni complessive dell’antispecismo non sono ancora conosciute, figuriamoci comprese o assimilate. Tuttavia è proprio per questo che sono attivista! Come avete già scritto nel formulare la domanda non è minimamente questione di veganismo. Dal mio punto di vista la scuola, anche quella “istituzionale” dovrebbe formare alla consapevolezza di sé, alla percezione e esperienza della libertà, dell’uguaglianza e del rispetto. La didattica non è più un trasferimento di informazioni (se mai lo è stata) quanto piuttosto una modalità trasversale di fornire strumenti di acquisizione di senso critico e crescita completa della Persona. In quest’ottica l’antispecismo, seppur non si parli di animali in modo diretto ed esplicito, si interseca a pieno titolo con l’insegnamento. Il mio lavoro come insegnante di sostegno alle attività inclusive della classe (questo è il docente di “sostegno”, non il “baby sitter di questo o quel “disabile” come spesso si pensa) consiste proprio nel mettere i giovani in condizione di pensare con le loro teste, sostenerli nella ricerca della verità, delle informazioni, promuovere in loro la capacità di ascolto dell’altro da sé e prima ancora porsi tante domande. Tutti i grandi temi quali l’uguaglianza, il rispetto, l’ecologia, la guerra, il potere, l’economia, la violenza che si affrontano a scuola attraverso i libri di testo o le attività dei docenti sono indagabili da una prospettiva antispecista. I giovani ci arrivano da soli, molto meglio di noi adulti che siamo condizionati dalla nostra formazione pregressa. Il veganismo, ci tengo a sottolinearlo, in questo contesto complessivo non è che il modo di rappresentare concretamente una visione del mondo, è implicito, è diretto, è, direi, conseguenza automatica e immediata di una conoscenza dei fatti.

2) Rispetto ad alcuni anni fa le tematiche antispeciste sono certamente più discusse e conosciute. E’ cambiato qualcosa anche tra i ragazzi e le ragazze? Hai riscontrato una maggiore sensibilità? E tra i colleghi, le colleghe, i genitori?
Tra i ragazzi, si sente parlare di veganismo ma non hanno idea di cosa sia, pensano si tratti di una dieta. Però sono più sensibili alle sofferenze dei più deboli e degli animali. Io preferisco parlare di sfruttamento animale e del pianeta, preferisco parlare degli animali nei santuari, raccontare le loro storie personali. Tra i colleghi c’è ancora molta ignoranza, nel senso letterale del termine. Come c’è in merito all’ecologia e altre questioni che riguardano le dinamiche globali di dominio. Tuttavia ci sono sempre più colleghi che sono informati, si documentano, molti mi fanno domande, si affrontano discorsi complessi. Altri mi chiedono le ricette… in ogni modo qualcosa sta cambiando!

3) Hai ricevuto delle critiche, degli appunti, dei richiami riconducibili al tuo impegno verso gli animali?
Mai. Anzi devo dire che sono stata spesso lodata. Al massimo in modo scherzoso alcuni colleghi mi prendono in giro quando si parla di cibo, ma sempre in modo rispettoso.

4) Ti capita di ricevere domande dirette da parte degli studenti e delle studentesse sulla questione animale, sul veganismo, sul ruolo degli animali nella nostra società? E in questi casi, come ti comporti?
Mi capita molto spesso. Rispondo sempre con onestà e franchezza. Non ho l’abitudine di edulcorare le informazioni. Con le mie classi ho l’abitudine di aprire periodicamente dibattiti nel corso dei quali gli studenti possono esprimersi, raccontare, chiedere. Spesso ad esempio si discute di disabilità, diversità, oppressione. Le tematiche spaziano dal bullismo al razzismo. Ognuno di questi argomenti è intersecato allo sfruttamento animale.

5) I libri di testo sono davvero importanti per la formazione delle coscienze, in questi ultimi anni riscontri qualche cambiamento rispetto alla classica impostazione platealmente antropocentrica?
Purtroppo devo dire che la situazione mi sembra peggiorata. I libri di tecnologia ad esempio passano in rassegna tutti i tipi di allevamento, i libri di scienze ancora concepiscono l’essere umano come LA specie e le altre sono di conseguenza inferiori. Le antologie non trattano praticamente mai questioni legate alla relazione umano-animale se non in un rapporto di subalternità.

6) Sei mai riuscita ad organizzare qualche piccola iniziativa di sensibilizzazione in favore degli animali nella tua scuola? Se sì quale? E in ogni caso, cosa ti piacerebbe riuscire a proporre?
Si. Intanto l’istituto dove lavoro ha detto no ai circhi con animali e alle proposte dei circensi. Qualche anno fa ho portato un progetto educativo dell’OIPA incentrato sul rapporto dei ragazzi con gli animali domestici, come rispettarli e come agire con alcune specie. È stato molto significativo, i ragazzi lo hanno apprezzato tantissimo. Nel periodo in cui gestivo il rifugio “il grattacielo”, rifugio antispecista, abbiamo organizzato una giornata con i bambini della primaria, pranzo vegan, conoscenza degli ospiti presentati da me e Chiara, un’altra attivista, laboratori creativi sul riciclo. Ha avuto un gran riscontro. Peccato che quell’esperienza abbia dovuto chiudersi.

7) Secondo la tua opinione e la tua esperienza, come è meglio muoversi (magari collettivamente) affinché anche nelle scuole si riesca a promuovere una cultura meno antropocentrica e più attenta alla questione animale?
Ci vorrebbe maggiore in-formazione rivolta ai docenti e alla dirigenza. Ci vorrebbero più proposte per lavorare con gli alunni su questi temi attraverso progetti, uscite didattiche presso i santuari, giornate dedicate a queste riflessioni. La LAV ha fatto una battaglia in parlamento per ottenere un’ora didattica dedicata a questi temi (animali e ambiente). Mi sembra un’eccellente iniziativa perché consente ai docenti di poter attivare un percorso formativo e informativo efficace http://www.lav.it/news/ora-di-ambiente-a-scuola
Quello che secondo me è fondamentale però, è che ritengo non svincolabile la questione animale dalle altre questioni di sfruttamento e oppressione. I giovani, al contrario di quel che si possa pensare, arrivano molto più velocemente e in modo efficace a comprendere cosa realmente sia lo sfruttamento animale se comprendono contestualmente cosa sia lo sfruttamento tout court nelle nostre società, dall’antichità ad oggi.

8) Puoi suggerire qualche libro, qualche film, qualche animazione che ritieni utile e interessante per introdurre la questione animale ai ragazzi e alle ragazze?
Ci sono dei documentari molto ben fatti come “la vita emotiva degli animali da fattoria” o i video che raccontano le storie di animali da reddito salvati (in rete ce ne sono moltissimi). In merito ai libri, io consiglio sempre Sepulveda e Pennac. Trovo che nei loro racconti, nel modo in cui gli animali si e raccontano si intraveda una prospettiva antispecista. Una “rivisitazione” apprezzabile invece è cappuccetto rosso animalista, tra l’altro in questi giorni attuale più che mai. http://bookshop.alessandracatalioti.com/Cappuccetto-Rosso-Animalista

9) Sappiamo che il linguaggio, il nostro modo di esprimerci, le parole che scegliamo (o che ci vengono imposte/proposte) sin da piccoli sono davvero importanti perché determinano precise realtà. Durante le lezioni, riesci, in qualche modo, a far notare quanto siano discriminanti e dannose certe espressioni tipo: “stupida come un’oca” “sporco come un maiale” “asino!” … che si usano abitualmente?
Forse non mi crederete ma sento molto più spesso “frocio”, “puttana”, “handicappato”, “ritardato”… evidentemente gli animali stanno passando di moda a livello lessicale. Ad ogni modo quando mi capita faccio sempre notare l’inesattezza dell’affermazione, mostrando come nella realtà quell’animale citato non sia come lo immaginiamo. Questo è molto importante. Ad esempio, la mia esperienza con i maiali mi ha permesso di avere molto da raccontare ai ragazzi. Ho mostrato loro le foto, ho narrato aneddoti. Ho sempre ottenuto grande curiosità e piacere.

10) Come vedi il futuro della scuola pubblica? Meglio abbandonarla per aprire nuovi e autonomi percorsi educativi con un’impostazione non antropocentrica, oppure si può e si deve lottare per introdurre la questione animale nella scuola pubblica?
Da anarchica libertaria sarebbe più facile rispondervi che preferisco la prima opzione. Tuttavia sono convinta che i grandi cambiamenti che noi antispecisti sogniamo non potranno realizzarsi stando fuori da quelle che sono le strutture istituzionali, almeno non ora. Credo che ovunque ci siano giovani individui, i quali più che mai oggi hanno bisogno di accoglienza, amore, rispetto e comprensione. Più che mai hanno bisogno di conoscere la realtà. Loro sono nella scuola pubblica. È lì che io voglio stare. Per loro e con loro, nella speranza di spianare la strada ad un mondo migliore, libero, pacifico e rispettoso per tutti gli esseri viventi.

 

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