Elena Grassi Editrice

Elena e ArgoIntervista a Elena titolare della Casa Editrice Impronte di Luce e Ricercatrice della relazione uomo-animale

1) Ci siamo trovati più volte “vicini di banco” a diversi eventi vegan e di editoria indipendente, abbiamo quindi avuto modo di conoscerci e discutere sulla questione animale. Quando e per quale motivo nasce la tua casa editrice? Perché hai scelto di chiamarla Impronte di Luce?
Impronte di luce nasce nel 2008. Ero in un momento di svolta della mia vita, avevo esperienze in ambito editoriale e avevo una formazione come traduttrice e naturalista. Avevo letto diversi libri americani che mi erano piaciuti molto su temi a me cari come il rapporto spirituale con gli animali, medicine alternative applicate agli animali, ecc. In veste di traduttrice avevo provato a proporli a editori italiani, ottenendo poche risposte e tempi biblici. Così alla fine ho deciso di provarci io.

2) I libri che pubblichi sulla questione animale trattano tematiche poco approfondite e quasi mai affrontate: il fine vita e il nostro rapporto con la loro morte, la convivenza con animali ciechi, sordi, disabili, la possibilità e la necessità di abolire le vaccinazioni, le diete vegetali anche per loro… E’ una scelta coraggiosa o una necessità?
Da un punto di vista strettamente personale, è una scelta obbligata. Semplicemente, non riesco a occuparmi di altro. Tutto il resto mi sembra superficiale e superfluo. Mi interessano le cose essenziali, quelle veramente importanti, quelle che danno senso alla vita e che migliorano il nostro attuale modo di vivere, che per me è insano, illogico, incomprensibile, pazzo. Vista da fuori potrebbe anche essere definita una scelta coraggiosa, e dal punto di vista imprenditoriale lo è: questi libri vendono pochissimo. È coraggiosa anche perché sono libri che vanno a disturbare il sonno delle coscienze, ma, come dicevo, sono temi insiti nella mia natura e sono rappresentativi del mio personale percorso di crescita della consapevolezza. Di conseguenza, per me è una necessità, e trovo che lo sia anche per la vita dell’uomo e del pianeta stesso. Se non ci risvegliamo alla compassione per tutti gli esseri e al senso di meraviglia per tutto ciò che esiste, la nostra vita è stupida e dannosa.

 3) Quasi tutti gli autori che pubblichi sono stranieri. Perché in Italia non ci sono autori che si occupano di queste tematiche?
Qualcuno inizia a esserci anche in Italia, ma certamente il mercato americano, e anche di alcuni paesi europei, è avanti di qualche decennio su questi temi. Non è che gli Stati Uniti siano necessariamente più avanti di noi in assoluto (anzi, in tema di diritti degli animali l’Europa sta un po’ meglio), ma su temi come l’applicazione delle medicine alternative e di una nuova spiritualità anche al mondo animale e vegetale, sicuramente offrono di più. La cultura anglosassone in genere è sempre stata più sensibile al rispetto dell’animale e alla legittimazione della nostra relazione affettiva con gli animali domestici come cani e gatti, molto più dei paesi dell’Europa meridionale. In Italia, i veterinari olistici sono un’invenzione recente ed è ancora molto difficile trovarne uno vicino a casa. Nei paesi anglosassoni la loro diffusione è iniziata qualche decennio prima, come racconta Allen M. Schoen nei libri da me pubblicati.

 4) I libri ci cambiano. Abbiamo conosciuto tante persone che, dopo aver letto un libro sulla questione animale, hanno ribaltato la loro esistenza. A te è mai capitato? Cosa stai leggendo ora?
Riguardo alla questione animale, non ricordo un libro che mi abbia particolarmente colpito. Libri molto influenti per me, rimanendo in tema di animali, furono proprio quelli che lessi anni fa e che poi ho pubblicato: “Grazia animale”, “Spiriti affini”, “Amore, miracoli e guarigione” e altri. Mi hanno aperto la porta verso un modo di vivere la relazione con l’animale, in particolare l’animale di casa, che andava al di là della visione comune; la possibilità di applicare anche alla relazione col mio cane ciò che vivevo all’interno della mia esperienza di “risveglio spirituale”. Quei libri hanno legittimato il mio sentire, un sentire che non osavo esprimere perché il mondo attorno a me lo negava. Fino ad allora quasi mi vergognavo di provare quello che provavo per gli animali, e la lotta per i diritti animali non era sufficiente a soddisfarmi, c’era qualcosa di più profondo che chiedeva di esprimersi, e quei libri lo hanno legittimato. Il mio percorso nel frattempo è proceduto e alcuni di quei libri per me appaiono persino superati ora, ma so che possono aiutare altri a iniziare il loro cammino.

Oggi leggo poco per piacere e molto per “dovere”. Leggo molti libri stranieri per valutarne l’eventuale pubblicazione. Ovviamente qui piacere e dovere si mescolano, ma mi piacerebbe avere più tempo per leggere qualcosa solo per il piacere di leggerla, e magari in italiano e non in inglese o tedesco. Attualmente comunque sto leggendo un libro di Mark Bekoff, il famoso etologo americano che ha lottato a lungo per il riconoscimento delle emozioni e dei sentimenti negli animali e per il rispetto della vita di ogni singolo animale e non solo della specie ai fini della conservazione. Si intitola “Rewilding our hearts” e parla di come dobbiamo ritrovare la capacità di provare compassione e senso di meraviglia per tutto ciò che vive se vogliamo salvare noi stessi e il pianeta.

5) I classici libri per bambini spesso parlano di animali. Qual è stato quello che, da piccola, ti ha più spaventato e che, adesso, non regaleresti mai ad un bambino?
La favola di cappuccetto rosso. Mi inorridiva e mi sembrava stupida e insensata. Perché mai un lupo avrebbe dovuto mangiarsi, intere, una nonna e una bambina? Non aveva senso per me la conversazione tra il lupo e il cacciatore e immaginarmi la scena del cacciatore (o era un taglialegna?) che squartava il lupo per tirare fuori le due (ancora vive?!) era raccapricciante. L’immagine che si dava del lupo mi sembrava profondamente ingiusta e comunque mi appariva una storia senza senso. E in generale tutte le fiabe tradizionali non mi piacevano. Mi facevano paura e urtavano la mia sensibilità. Forse era proprio quello il loro scopo.

 6) Novantacinque. Hai scelto di pubblicare un libro che ha per titolo questo numero. Che cosa significa?
Secondo gli autori, Novantacinque è il numero di animali la cui vita viene risparmiata da ogni persona che adotta una dieta vegana, nel corso di un anno. Poiché la cifra dovrebbe includere anche i pesci e gli animali allevati per le uova e il latte, a me la cifra sembra ampiamente sottostimata, ma tant’è, ha un valore simbolico. Questo libro mi è piaciuto moltissimo perché sostiene il veganesimo non mostrando gli orrori cui sono sottoposti gli animali, bensì mostrando che sono degli esseri viventi dotati di un carattere, di emozioni e di tutte quelle qualità e capacità affettive che noi occidentali attribuiamo a cani e gatti. È scritto con grande amore, e si sente. Anche le foto sono bellissime.

 7) Sappiamo che da diversi anni sei fruttariana, infatti pubblichi libri anche sul fruttarismo. Si tratta di una scelta esclusivamente alimentare o è connessa comunque alla questione animale? Ci interesserebbe capire se esiste, oltre a quella salutista, anche una spinta etica, magari politica nel senso più ampio del termine.
Purtroppo non è così facile rimanere fruttariani sul lungo periodo conducendo una vita innaturale e piena di stress come quella che conduce l’uomo comune occidentale, quindi la mia dieta in verità ogni tanto oscilla, anche se ormai è essenzialmente fruttariana.
La cosa è difficile da spiegare in poche righe. Ci provo. La dieta fruttariana in realtà non è affatto una semplice dieta, in quanto per riuscire a mantenerla bisogna radicalmente modificare il proprio modo di guardare le cose e di vivere la vita. È necessario uscire da parecchi condizionamenti della società e della scienza imperante. Molti vanno verso il fruttarismo partendo da motivazioni salutistiche e poi si ritrovano a dover buttare al macero tutte le proprie ideologie e idee acquisite. Io arrivo al fruttarismo a partire da una spinta etica e spirituale e da una spinta interiore verso la purificazione e la semplificazione. Nel fare il percorso da vegetariana a vegana, a crudista, a fruttariana, ho sperimentato direttamente quanto il cibo che mangiamo è strettamente connesso con le emozioni che proviamo e i pensieri che nutriamo. È impossibile rimanere fruttariani a lungo termine senza violentare se stessi con grandi sforzi di volontà, se si nutrono pensieri negativi e/o separativi e se si è perennemente in ansia e sotto stress. I cibi cotti e raffinati ci aiutano a sedare le nostre emozioni e a mantenerci intontiti e tranquilli in una situazione di vita che è innaturale. Sono uno dei modi in cui il “sistema” ci mantiene buoni e tranquilli. Purificare la propria dieta rappresenta quindi un percorso interiore nel quale ci si tolgono necessariamente di dosso i vari strati della nostra personalità che non ci corrispondono più, i pensieri e le emozioni inutili e dannosi, per portare alla luce il nostro nucleo più vero.
Anche da un punto di vista etico ed ecologico, la vita fruttariana rappresenta una estrema “pulizia”. Non si uccidono neanche le piante, poiché i frutti vengono offerti dalle piante stesse affinché vengano mangiati e i semi diffusi. Inoltre, diversamente dalla coltivazione dei cereali, che richiede continue arature (che distruggono i suoli e uccidono gli animali del sottosuolo) ed estese monocolture innaturali, la coltivazione degli alberi da frutto può essere estremamente ecologica.
A me non piace definirla una scelta “politica”, ma trattandosi di una scelta che ha ripercussioni profonde sul nostro stile di vita e sul nostro modo di pensare, ha chiaramente delle vaste ricadute politiche. Il libro di Tord Lyseving da me pubblicato sul fruttarismo chiarisce quali sarebbero le conseguenza dell’adozione di uno stile di vita fruttariano sull’intera società. E nel 2015 prevedo di pubblicarne un altro che si concentra molto sull’etica e i diritti degli animali.

8) In qualità di facilitatrice del rapporto umano-animale, conduci anche seminari e conferenze. Ti abbiamo vista sempre insieme ad Argo, il tuo amico cane. Che tipo di rapporto hai con lui?
Un rapporto molto stretto. L’ho preso con me quando vivevo in campagna e pensavo che non sarei mai più tornata a vivere in città e invece la vita è andata diversamente e ora ci troviamo a vivere in appartamento. Ne soffriamo entrambi, credo, ma forse soprattutto io, che mi sento in colpa. A parte queste cose più superficiali, Argo rappresenta per me l’opportunità di sperimentare e verificare in prima persona le dinamiche emozionali che avvengono tra l’uomo e gli animali con cui vive. Vivere in stretta vicinanza fa sì infatti che cani e gatti, e anche cavalli, assorbano i nostri vissuti emozionali e li esprimano nel loro comportamento. Vedo chiaramente come il mio cane esprima le mie tematiche caratteriali e le mie ansie, paure e rabbie. E proprio osservando come si comporta lui riesco a comprendere meglio me stessa e a cercare di cambiarmi in meglio, anche per amor suo. Sono queste le tematiche su cui mi piace lavorare con le persone, anche se non sono molti a volersi mettere in gioco da questo punto di vista.

 9) Sappiamo che sei molto attenta alla spiritualità. Ci capita spesso di conoscere persone che seguono religioni, che meditano, che praticano yoga, che parlano di amore universale, ma poi scelgono di essere complici dello sfruttamento animale, e di tutti gli  orrori e le ingiustizie che ne conseguono. Altri invece, che di spiritualità non sanno quasi nulla, si attivano e sentono fortemente tutta questa sofferenza, non vogliono più farne parte. Non siamo mai riusciti a comprendere bene questa che, a noi, appare come una stridente contraddizione. Che cosa ne pensi?
Penso che le persone non “scelgano” consapevolmente di essere complici dello sfruttamento animale, ma che la loro mente sia semplicemente irretita dall’abitudine e dal pensiero dominante, e la loro personalità è ancora incentrata sul proprio ego (ovvero i concetti spirituali vengono solo vissuti a un livello mentale e non globale). Ogni persona nasce a uno stadio evolutivo diverso e con sensibilità diverse. Tutti viaggiamo verso una maggiore consapevolezza, ma partiamo con dotazioni diverse. C’è quindi chi parte con una sensibilità maggiore verso i temi “spirituali” e solo più avanti nel tempo si accorgerà che una vera crescita spirituale non è tale se non include il rispetto per ogni essere vivente. E c’è chi invece parte con una forte sensibilità verso l’animale, magari inizia a lottare nel ruolo di animalista “incazzato” e poi, con l’andare degli anni, si rende conto che amare gli animali e odiare alcuni esseri umani (anche quelli che commettono crimini sugli animali) sono due cose incompatibili. Un conto è condannare certe azioni e un conto è nutrire odio. Ho visto diverse persone animaliste avvicinarsi a temi spirituali nel corso degli anni, e ho visto persone su un percorso spirituale che, magari dopo diversi anni, iniziano a fare una scelta vegetariana o vegana, anche se magari a fatica.
Personalmente vivo con fastidio il fatto che molte persone che si ritengono su un cammino spirituale non siano nemmeno vegetariane e a volte lo diventino magari quasi per forza, perché l’ha detto il tale o il tal altro maestro e sembra quasi impossibile farli entrare nell’ottica che anche mangiare uova e latticini significa uccidere degli animali. È frustrante, ma sembra che i processi di crescita della consapevolezza siano molto lenti nell’uomo….

 10) Come consideri il concetto di Liberazione Animale? Occorre attendere in silenzio che ciascuno faccia il suo percorso, oppure è importante attivarsi per favorirla?
Questa domanda si ricollega bene alla precedente. Da un certo punto di vista, ognuno ha i suoi tempi, ma questo non significa affatto che noi che abbiamo una maggiore consapevolezza dobbiamo semplicemente starcene seduti ad aspettare che gli altri si “sveglino”. È giusto che ognuno faccia la sua parte per quello che si sente di fare e che sente adeguato al proprio modo di sentire. Io per esempio non pubblicherei tra i mei libri immagini di animali squartati o seviziati in vario modo e ho scelto di fare la mia parte secondo la mia sensibilità, per esempio col libro “95” descritto sopra. Ma trovo che sia anche importante che ci siano altri che quelle immagini le mostrano e che vanno a fare incursioni dentro gli allevamenti per fare riprese e mostrare al mondo cosa succede là dentro.
Magari le persone non si svegliano al primo colpo, possono anche fuggire via la prima o la seconda volta che viene mostrata loro la verità e trincerarsi dietro l’abitudine e la tradizione. A nessuno piace doversi assumere la responsabilità di simili orrori. Ma dai oggi e dai domani, la coscienza finirà per bussare alla loro porta.
L’importante è non essere aggressivi, intolleranti e rabbiosi nei confronti di coloro che non sono ancora consapevoli, poiché è determinante agire con fermezza ma diffondere allo stesso tempo energia di amore, compassione e tolleranza. Altrimenti queste persone si sentiranno respinte e si genera un clima di contrapposizione che non fa bene a nessuno.
Non è facile farlo, ma in fondo anche questo rappresenta un percorso di crescita per noi: imparare a gestire la nostra rabbia per la sofferenza degli innocenti, diventare consapevoli di quanta sofferenza personale proiettiamo nel lottare contro quella degli animali e nutrire la fiammella di un amore incondizionato dentro di noi.
(Intervista a cura di Troglodita Tribe)

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