LauraMaccaroneMedicoVeterinario

foto lauraIntervista a Laura Medico Veterinario che gestisce la struttura Il Giardino del Cuore

1) Ci conosciamo da qualche anno e abbiamo fatto anche un incontro con te e Claudio De Bonis, esperto cinofilo (Cani Umani e Altri Animali). Da quando svolgi la tua professione di medico veterinario? E per quale motivo l’hai scelta?
Ho da poco festeggiato il 16° anniversario della mia Laurea. Ho deciso di diventare veterinaria prima ancora di conoscere il significato della parola: avevo 3 o 4 anni e mi piacevano tutti gli animali, un giorno mia nonna mi disse: “dovresti fare la veterinaria da grande” e io ho risposto ” no, non mi piacciono le vetrine” ma quando mi hanno spiegato che il veterinario è il medico degli animali ho detto “ok va bene”!

2)  Da quando sei diventata vegan è cambiato qualcosa nella tua vita professionale?
Diciamo che il cambiamento era già in atto e che diventare vegan ha fatto parte di quel cambiamento. Ho scelto di esercitare la professione in modo diverso, di conoscere più profondamente i miei pazienti: mezz’ora di visita sul tavolo in clinica non mi bastava, era riduttivo, non riuscivo a capire chi avevo davanti…. sentivo che ogni volta perdevo qualcosa. Così ora lavoro in una struttura, Il Giardino del Cuore, che è nata come pensione ma che si occupa anche di pazienti cronici, geriatrici e disabili. Ora passo molte ore con ognuno di loro, ne conosco la personalità, le preferenze, le abitudini, i giochi e le paure… tutte queste sfumature sono di grandissimo aiuto per il mio lavoro.

3)  All’interno dell’ordine dei medici veterinari sta aumentando la sensibilità antispecista? Come è cambiato (se è cambiato) l’approccio nei confronti degli animali che curate?
Vorrei tanto rispondervi di sì ma in realtà il panorama è spesso deprimente: a parte il settore degli animali da reddito, anche in quello dei pets c’è ancora molto da fare… a volte leggendo le riviste professionali mi vergogno di appartenere a questa categoria. La nostra professione è gravemente inquinata da un’eccessiva connivenza con gli allevatori e con le ditte farmaceutiche. Inoltre le riviste di settore continuano a spingere sulla sperimentazione animale, sull’impiego dei veterinari negli allevamenti da reddito e ovviamente non vedono di buon occhio l’aumento della scelta vegetariana e vegana nella popolazione. Nell’ultimo libro uscito in italiano di Melanie Joy (“Finalmente la liberazione animale!” Edizioni Sonda), i veterinari sono elencati tra le figure istituzionali che ostacolano il movimento di liberazione animale…. è tristissimo, ma è proprio così.

4)  Sei in contatto con altri medici veterinari vegan? E’ possibile riuscire a fare pressioni all’interno dell’ordine perché si faccia strada un nuovo pensiero?
Conosco altri 4 colleghi purtroppo abbastanza lontani da me geograficamente… ma siamo ancora pochissimi. Ultimamente comunque ho notato una certa sensibilità (anche se ancora ben lontana dall’antispecismo) nei colleghi che si occupano di medicina comportamentale (proprio perchè lavorano sulle emozioni e sull’empatia) e in quelli che si occupano di animali non convenzionali a cui capita sempre di più di curare animali finora considerati da reddito (galline, piccioni, conigli, maiali…) che adesso in molti casi sono adottati come membri della famiglia. Penso però che occorra una rivoluzione più profonda, che ognuno di noi si chieda che tipo di medico vuole essere, se vuole ispirarsi a Mengele o a Schweitzer. Vogliamo davvero che la nostra professione favorisca la tortura, la morte e la sopraffazione? Oppure vogliamo fare davvero qualcosa di buono per gli animali non umani? Che tipo di persone vogliamo essere? Purtroppo attualmente i vertici dell’Associazione Medici Veterinari e della Federazione Nazionale degli Ordini Veterinari sono lontani anni luce dal porsi queste domande.

 5)  Che cosa ne pensi dei medici veterinari che prestano il loro servizio nei macelli, negli allevamenti, negli ippodromi e in situazioni simili?
Penso sia una conseguenza di come è intesa la nostra professione e formazione. All’università fin dall’esame di ammissione ho sentito professori sbeffeggiare chi si iscriveva per amore degli animali, tutto è concepito per sopprimere l’empatia negli studenti, in quasi tutte le materie cliniche vengono descritti esperimenti fatti su animali. Esami come Ispezioni degli alimenti di origine animale, lavori pratici nei macelli e zootecnica sono obbligatori anche per chi non vuole dedicarsi al settore degli animali da reddito. Io stessa all’inizio della mia carriera sono stata medico veterinario convenzionato col servizio sanitario e tra i miei incarichi c’era anche quello di ispettore nei macelli… ritrovarmi in quell’inferno mi ha dato una bella svegliata e ho smesso di mangiare carne. In seguito ho denunciato un maltrattamento multando un allevatore e a quel punto per una strana coincidenza la mia convenzione non è stata più rinnovata… Meglio così comunque!

 6)  Sappiamo di molti cani e gatti che vengono nutriti con cibo vegan e stanno benissimo, anche se alcuni sono contrari ritenendola una scelta poco naturale e poco adatta.
Tu che ne pensi?
E’ un discorso complesso: diciamo che gli umani non sono altro che grosse scimmie frugivore, perciò per noi il passaggio al vegan una volta liberati dai condizionamenti sociali, è facile e salutare. Per i cani il discorso è ovviamente diverso, sebbene nei millenni di evoluzione assieme all’uomo abbiano smesso di essere strettamente carnivori per diventare praticamente onnivori conservano ancora delle caratteristiche anatomiche (es intestino breve) e fisiologiche (es ph gastrico e urinario) che rendono per loro il passaggio meno facile. Quello che consiglio ai miei clienti (e che scelgo per i cani che vivono con me) è di somministrare una dieta vegan ben formulata (ce ne sono un paio in commercio) solo a cani adulti e in assenza di patologie metaboliche monitorando un paio di volte l’anno il ph urinario. Sconsiglio la dieta casalinga se non seguita da un professionista. Per quello che riguarda i gatti la situazione è ancora più delicata trattandosi di animali più strettamente carnivori, con grandi fabbisogni proteici ed un apparato urinario estremamente delicato. Al momento comunque non ho tra i miei pazienti gatti con alimentazione vegan. Vorrei comunque aggiungere che quello del petfood al momento è un falso problema (usato spesso dagli onnivori per contestare i vegani) dato che la maggior parte dei prodotti destinati all’alimentazione di cani e gatti contiene carni che per motivi “estetici” non vengono ritenute adatte al consumo umano che sarebbero comunque scartate, dunque quasi nessuna ditta macella animali esclusivamente per il petfood. In futuro quando (speriamo) ci sarà una società non violenta e verrà abolita la macellazione si troveranno senz’altro delle alternative migliori per i nostri amici, è anche possibile che col tempo cani e gatti ci seguano in questa evoluzione modificando le loro caratteristiche metaboliche o che in futuro i nuovi animali con cui divideremo le nostre case saranno conigli e maiali… chissà…

 7)  Che cosa pensi dell’eutanasia? A volte, nell’affrontare la morte con il proprio compagno animale, si va incontro ad un vero e proprio calvario fatto di analisi invasive, di medicinali pesanti, di ricoveri… A loro non possiamo raccontare che stiamo cercando di salvargli o prolungargli l’esistenza. E loro non possono neppure chiederci di essere lasciati in pace. Qual è, secondo la tua esperienza e la tua sensibilità, il giusto approccio con il fine vita, con le malattie terminali che generano sofferenza sia a noi che a loro?
Vi ringrazio davvero per la domanda perchè questo è un argomento che mi sta a cuore a cui mi sono dedicata molto negli ultimi anni. Il problema è piuttosto ampio: diciamo che la nostra società ha un rapporto davvero distorto con la morte: è un enorme tabù, parlarne è considerato triste e sconveniente, viene ignorata e nascosta, addirittura le persone che hanno una professione legata alla morte vengono ghettizzate e considerate di malaugurio… Tutto ciò ci porta ad arrivare alla morte dei nostri cari (e nostra) completamente impreparati, pieni di paura e di rimpianti, mentiamo ai morenti fino all’ultimo (ma dai, vedrai che starai meglio…) impedendogli di condividere le loro emozioni, isolandoli sempre di più, tutto questo crea una grande disperazione. Questo atteggiamento problematico si riflette anche nel nostro rapporto con gli animali sfociando in due opposti ugualmente problematici: l’eutanasia immotivata e l’accanimento terapeutico. Premetto che non sono contraria in assoluto all’eutanasia ma che la ritengo motivata e giustificata soltanto nel caso in cui ci sia un dolore fisico non gestibile con i farmaci, posso dire per esperienza che questa è la minoranza dei casi. Per anni qui al Giardino del Cuore ci siamo dedicati al servizio di hospice seguendo molti cani alla fine della loro vita. Tengo a precisare che c’è una differenza molto netta tra accanimento terapeutico ed accompagnamento alla morte; l’accompagnamento alla morte parte dalla presa di coscienza che l’animale sta morendo, può sembrare lapalissiano ma è proprio questa consapevolezza che ci deve guidare nel percorso, in questo ambito le terapie sono di sostegno (non mi piace il termine palliative che viene da “pallium”, velo e che quindi significa terapie che nascondono), e volte ad alleviare la sofferenza. A questo proposito voglio sottolineare che il primo antidoto alla sofferenza è l’ambiente: a parità di patologia un animale tenuto in gabbia avrà una percezione del dolore molto maggiore di un animale tenuto in un ambiente familiare, con amici conspecifici e non, con stimoli ambientali come il profumo dell’erba, il sole, gli odori portati dal vento o semplicemente il divano di casa.   Riguardo all’invasività delle terapie abbiamo riscontrato che anche questa è molto soggettiva: ci sono animali che rimangono comodamente rilassati sul divano mentre fanno la flebo, e altri per i quali anche una sola iniezione sottocutanea è uno stress insopportabile. Le terapie vanno personalizzate al di là della patologia modellandole sullo specifico soggetto. In tutti i casi comunque seguire un animale nel percorso del fine vita può insegnare davvero moltissimo, infatti una volta sollevati dal dolore e messi il più possibile a loro agio con la terapia farmacologica ed ambientale, questi pazienti affrontano la fine della vita con serenità, consapevolezza e in molti casi con un coraggio invidiabile. La medicina alternativa può essere di grande aiuto: ad esempio la medicina e le filosofie orientali hanno studiato minuziosamente il processo della morte descrivendo il riassorbimento degli elementi: queste conoscenze sono di grande aiuto per calibrare le terapie e per capire quando interromperle perchè non sono più necessarie. Osservando queste fasi nel processo di morte naturale si capisce come chiaramente il soggetto pian piano chiuda tutte le sue finestre sul mondo esterno per poi lasciarsi andare quando tutto è a posto, soprattutto abbiamo osservato come nella maggior parte dei casi questi pazienti aspettino che i loro compagni umani siano davvero pronti a lasciarli andare. Dunque nella maggior parte dei casi l’eutanasia non è necessaria e a mio parere (nella maggior parte dei casi ripeto) non è giusta: prima di tutto perchè ci si arroga il diritto di decidere quando una vita deve finire e poi perchè si interrompe un processo di distacco nella relazione che i pazienti hanno con il mondo esterno e con i loro cari che altrimenti avverrebbe in modo naturale e molto meno traumatico. Dobbiamo capire che nonostante la società voglia nasconderle, la malattia, la morte e la sofferenza esistono e che tutti dobbiamo farci i conti, altrimenti si arriva all’assurdità di dire “Lo uccido perchè se no muore”.

 8)  Le cure veterinarie sono quasi sempre molto molto costose, soprattutto tenendo conto che non esiste un servizio sanitario pubblico. Secondo la tua opinione sono costi giustificati o, in troppi, ci marciano?
Nonostante, come avrete capito, non nutra troppa simpatia nei confronti della mia categoria qui devo spezzare una lancia in suo favore… Le strutture veterinarie sono davvero costosissime sia in fase di realizzazione che di mantenimento: le attrezzature costano diverse centinaia di migliaia di euro e le spese per farmaci e materiali di consumo sono di migliaia di euro al mese. I corsi di aggiornamento portano via cifre astronomiche (spesso il guadagno di mesi) ogni anno…e tutto ciò tenendo conto solo delle spese, senza contare un minimo di retribuzione professionale per una qualifica che richiede 5 anni massacranti all’università, tirocini e continuo studio… e che raramente permette una vita sociale e familiare normale a causa degli orari e delle urgenze. La maggior parte dei miei colleghi (me compresa) guadagna meno di un operaio. Spesso tutto ciò non viene percepito dai clienti, ma se anche volessimo prestare il nostro lavoro gratuitamente (e in certi casi quasi tutti lo facciamo) la copertura delle spese comporta comunque cifre importanti.

 9)  Cosa consigli ai giovani vegan che desiderano intraprendere la tua professione?
Di essere coraggiosi, di non perdere mai il loro entusiasmo e la loro empatia, di studiare e laurearsi senza perdere di vista l’obiettivo della liberazione animale, e di trovare un domani il loro modo di essere medici veterinari nell’interesse primario dei loro pazienti.

10)     Da alcuni anni, nel “movimento animalista”, si discute sulle strette correlazioni tra liberazione umana e liberazione animale. Secondo il tuo punto di vista il movimento dovrebbe allargare i suoi orizzonti?
Finchè ci saranno i macelli, la sperimentazione animale, gli allevamenti di ogni genere, la caccia e la pesca, i circhi con animali allora ogni forma di sopraffazione sarà sempre possibile anche sugli esseri umani. Non ho molta esperienza nella relazione con altri movimenti di liberazione ma dal poco che ho visto mi sembrano poco propensi ad “ospitare” le rivendicazioni del movimento di liberazione animale: la maggior parte delle volte l’ostacolo principale è semplicemente la proposta di cambiare abitudini alimentari… occorre quindi che ci sia una maggior maturazione personale dell’empatia degli attivisti degli altri movimenti.
(Intervista a cura di Troglodita Tribe)

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