NicolaAttivistaRistOrtoPolpetta

polpettaD2Intervista a Nicola attivista della Mensa Polpetta, ortolano urbano

1) Da qualche mese è aperto a Livorno il POLPETTA RistorOrto Veg&Freegan Autogestito, una mensa dove i precari e i disoccupati non devono pagare. Qual è l’idea che anima questa bellissima iniziativa? Come nasce?
Nell’ottobre del 2013, contemporaneamente all’occupazione degli Orti Urbani di via Goito, il comitato precari e disoccupati, prende possesso anche dei locali in disuso al piano terra di via Dei Mulini 27.
Nel giro di qualche mese la neo-costituita associazione culturale “Mensa Popolare Autogestita” vince la sua battaglia contro il degrado e l’abbandono e firma un contratto di comodato gratuito con la società proprietaria dell’immobile.
Il progetto è il frutto dello spirito d’iniziativa di un gruppo di volontari e volontarie dell’associazione culturale “Mensa Popolare Autogestita” che promuove un metodo alternativo di rapportarsi, anche attraverso il cibo, alla vita, con pietanze di qualità ad un costo sostenibile e prodotte nel pieno rispetto dell’ambiente e degli animali.
Un gruppo di volontari degli orti urbani, allora, decide di dare vita al progetto “polpetta ristororto veg &freegan” iniziando un percorso di lotta contro gli sprechi alimentari, dando la possibilità a chiunque, anche ai disoccupati, di godere di un pasto sano e nonviolento. L’idea che anima questo percorso è quella di condividere l’autoproduzione, di formare un gruppo di lavoro, di gestire uno spazio per cucinare insieme partendo dal cibo che riusciamo a produrre dai nostri orti, e anche da quello che, con leggerezza e distacco, ogni giorno viene scartato dalla grande distribuzione.

2) Nell’associazione culturale Mensa Popolare Autogestita che anima il Polpetta ci sono solo tre persone vegan, e tu sei una di queste. Come avete fatto ad ottenere che i pasti fossero tutti vegan? Avete dovuto insistere, sollecitare gli altri componenti? E’ stata una scelta attenta alla sofferenza animale, oppure una scelta salutista, oppure semplicemente una scelta pratica perchè più economica?
Sicuramente la scelta vegan è quella meno impattante sull’ambiente, nonviolenta e piu salutare. Siamo riusciti a condividere questa scelta perchè nell’autoproduzione, partendo da un buon seme, si ottengono buone piante che danno buoni frutti e restituiscono ottimi semi da cui ricominciare il ciclo. Le verdure sono la merce che si trova più facilmente da recuperare ai mercati tra tutto ciò che verrebbe scartato perchè considerato non appetibile ai clienti. Inoltre siamo tutti d’accordo sul fatto che il consumo di carne crei la fame nel mondo e la sofferenza di milioni di animali prigionieri dello sfruttamento, quindi vogliamo dare un esempio di consumo consapevole nel pieno rispetto della vita.

3) Oltre al termine vegan, usate anche il termine freegan. Il movimento freegan è fortemente in controtendenza rispetto all’ondata delle cene e degli aperivegan sempre più costosi e sempre meno attenti alle tematiche sociali ed etiche. La vostra spinta anticonsumista è accettata e condivisa solo per via della crisi, o sta nascendo anche una nuova consapevolezza?
Sicuramente la crisi aiuta le persone a riflettere sugli sprechi quotidiani, pero’ credo anche che se riusciamo ad essere un buon esempio riusciremo a creare una nuova consapevolezza nelle persone.

4) In media un italiano butta nella spazzatura 180 chili di cibo all’anno, lo spreco è una costante del mondo vorace e iperconsumista di oggi. Proporre delle alternative è sempre difficile, voi come vi procurate il cibo per il Polpetta?
L’associazione, grazie ad alcune convenzioni fatte sul territorio livornese, quali quella con Unicoop Tirreno, intercetta gli alimenti in scadenza che devono essere eliminati dagli scaffali e, prima che diventino inutilizzabili, li restituisce alla cittadinanza sotto forma di pranzi ed aperitivi a prezzi politici o gratuiti per chi presenta certificato di disoccupazione. Nei pasti preparati da Polpetta ristorOrto vegfreegan vengono utilizzati anche gli ortaggi biologici prodotti a km zero dagli Orti Urbani di via Goito: i due progetti, nati durante la stessa importante giornata di lotta, intendono proseguire la strada insieme, collaborando nel dare alla città di Livorno cibo genuino e luoghi di condivisione, che siano un punto di incontro tra generazioni dove ognuno possa diventare motore di una società alternativa, basata sulla solidarietà e sulla cooperazione.

5) Come funziona il Polpetta? Siete tutti volontari? Quanti pasti riuscite a servire quotidianamente?
Al momento siamo tutti volontari e riusciamo a servire 25 pasti gratuiti per i disoccupati e ad offrire un pasto a 5 euro per chi può permetterselo. Abbiamo anche uno Spazio Bimbi dove si possono condividere abiti, giochi e libri.

6) Quale è stata la reazione quando si è capito che aprivate una mensa popolare autogestita dove nessuno avrebbe trovato prodotti animali? Vi hanno chiesto spiegazioni? Vi hanno chiesto di fare delle eccezioni?
Beh… sì, qualche battuta ogni tanto qualcuno la fa, ma alla fine tutti sono molto soddisfatti dei piatti che cuciniamo, qualcuno ci chiede più informazioni riguardo alla scelta vegan e rimangono increduli quando vedono opuscoli informativi sullo sfruttamento animale, infatti stiamo programmando serate benefit per aiutare varie associazioni animaliste con lo scopo di informare e sensibilizzare le persone.

7) Quali sono i vostri frequentatori abituali? Chi può pagare, quanto spende mediamente?
A
ttualmente abbiamo una frequentazione di operai, amici vegan, disoccupati, amici ortolani, bambini, sostenitori del progetto, musicisti ecc.. Mediamente si spendono 5 euro e si mangia: un primo e un piattone misto con acqua e frutta, dolce e vino sono a parte con 1 euro in più.

8) Un ristorante dove chi è in difficoltà può mangiare anche senza pagare e dove chi ha un lavoro, invece, paga è un progetto forte e destabilizzante rispetto alle dinamiche scontate e accettate che viviamo quotidianamente. Eppure il Polpetta esiste e serve pasti dal lunedì al venerdì. Alla base c’è un progetto politico (nel senso più ampio del termine)? Puoi parlarcene?
Oltre alla filosofia veg e freegan, ad unirci c’è una comune visione antiautoritaria, antifascista e antisessista della vita e delle relazioni sociali che la informano, visione a cui speriamo di dare corpo con le nostre pratiche, oltre che con pietanze di qualità ad un costo sostenibile e prodotte nel pieno rispetto dell ‘ambiente e degli animali. Il nostro intento è anche quello di creare legami tra le persone condividendo lo spazio e le esperienze verso una consapevolezza collettiva.

9) L’idea antispecista, per molti e molte, è anche quella di catalizzare diversi ambiti antiautoritari per ampliare e sostenere un movimento, per mettere in discussione a livello collettivo la base specista delle nostre società. Pensi che la vostra mensa popolare autogestita possa essere un luogo adatto? Sta succedendo qualcosa?
Sì! Sicuramente con i tempi giusti potrebbe essere un luogo adatto, stiamo programmando giornate informative di discussione sull’argomento.

10) Tra le varie iniziative culturali che portate avanti, siete riusciti ad organizzare incontri e dibattiti sulla questione animale? Ne avete in progetto?
Sì, stiamo programmando eventi ed incontri con varie associazioni per parlare della questione animale.
(Intervista a cura di Troglodita Tribe)

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