Calabria è una vitellina!

25 Mag

calabria

Calabria è una vitellina.

Non importa se è scappata da un macello o da un allevamento. Ciò che conta è che si è trovata per le vie di Reggio Calabria alla ricerca di una speranza. Fuggire è sempre un atto disperato, un tentativo alla cieca di trovare un posto migliore, una situazione dove non dovrai stare rinchiuso, dove non ti uccideranno, dove non soffrirai. Quando scappi e non sai dove andare puoi solo contare sul fatto che potrai incontrare qualcuno che ti darà una mano, che, almeno, ti lascerà vivere la tua vita. E non è questione di pianificare o di formulare progetti per un futuro migliore. Perché è l’atto stesso della fuga, è quel correre via verso l’ignoto che contiene tutto questo. Contiene l’inequivocabile denuncia dell’ingiustizia subita, contiene il voler resistere e insistere a vivere, contiene l’utilizzo del proprio corpo per opporsi anziché rassegnarsi. E contiene il riconoscimento del destino sbagliato e orribile che è stato imposto alla nostra esistenza.

Calabria è una vitellina.

E’ scappata e si è trovata in un mondo estraneo, un mondo di odori e rumori che non conosceva e non poteva riconoscere. Si è trovata senza i suoi simili, si è trovata di fronte individui che l’hanno braccata, inseguita con mezzi pesanti, che le hanno sparato. Invece di incontrare quel briciolo di comprensione di fronte ad un corpo diverso che, semplicemente, vuole vivere libero, ha incontrato la furia di chi si avventa per uccidere tutto ciò che non rientra nella nostra truce normalità.

Calabria è una vitellina.

Non è normale che una vitellina cammini per le vie di una città. Bisogna prenderla, catturarla, correggerla, riportarla negli appositi spazi. Hanno usato automobili e pistole, hanno tentato di investirla, le hanno sparato più volte. Hanno inscenato una serie di inseguimenti spettacolari per le vie della città. E quando Calabria, disperata, esausta, terrorizzata, ferita, si è rifugiata in un cortile, allora hanno detto che si trattava di un toro pericoloso che avrebbe potuto mettere a rischio l’incolumità della gente. L’hanno circondata e le hanno sparato ripetutamente fino ad ucciderla.

Calabria è una vitellina.

E’ l’emblema dell’oscuro grigiore in cui viviamo. Calabria ci mostra come degli esseri superiori per mezzi, tecnologia e strategie rispondano ad una richiesta di libertà e di vita. Una risposta sempre uguale, che si ripete puntualmente.
Perché Calabria non è un’eccezione.Forse non tutti lo sanno, ma gli animali che scappano, che si ribellano, che non si rassegnano e resistono sono tanti, tantissimi. E continuano ad essere inseguiti braccati, uccisi.
Sembra un incubo della peggior specie. L’incubo specista del violento dominio i cui protagonisti continuano a reprimere e dominare chi lotta per riprendere la sua vita.

L’unico spiraglio di luce, allora, è la reazione. Occorre riconoscere Calabria come un animale che non si è rassegnato, che ha tentato di resistere all’ingiustizia scappando. Occorre denunciare un comportamento indegno, ingiusto, inaccettabile che, come normale amministrazione, prevede un assurdo, terrorizzante e violento dispiegamento di forze. Occorre parlare e sostenere tutti quegli altri animali che cercano di scappare, pretendendo e lottando affinché non vengano uccisi, affinché possano terminare la loro vita nei luoghi dove non saranno più usati e sfruttati e ammazzati.

E’ poco, certo che è poco. Solo uno spiraglio. Ma almeno possiamo provarci.

Troglodita Tribe

 

 

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Gatti e Libertà

24 Mag

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Spericolato assaggio di saggio che s’inerpica nel mondo anarco-felino. Breve, intenso, autoprodotto, antispecista, libertario, riciclato, cucito a mano, copertina con carta di scarto pasticciata e normografata. Un tocco cartaceo all’arrembaggio del panorama virtuale.

Abbinato al più dolce GATTERIE, un simpatico pop-up con tre aforsimi gatteschi, va a formare un pacchetto felino per gattofili affamati di libertà.

Recentemente un conoscente che si interessa di anarchia, ci ha detto che i gatti nono possono vivere liberi, che si tratta solo di un mito, che i gatti liberi devono essere rinchiusi in un appartamento o nella gabbia di un gattile, perché altrimenti corrono troppi rischi, non li si può curare e controllare…”

…e allora questo trattatello troglodita è sgorgato libero e libertario con estrema naturalezza, lo abbiamo scritto di getto, come una necessaria risposta in formato tascabile da lanciare e rilanciare in un mondo che continua chiudere e rinchiudere.

Raccontini Crudeli

27 Apr

DSC03292.JPGUn cacciatore che cade dalle scale, batte la testa e muore. Un avvelenatore che sbaglia polpetta e si avvelena da solo. Un vivisettore impazzito che viviseziona vivisettori. Un domatore che dopo un colpo al cuore viene operato d’urgenza e si scopre che non ha un cuore ed è quindi destinato a morire. Un pescatore che lancia la lenza e, per sbaglio, aggancia e scaglia sugli scogli decine di altri pescatori. Un macellaio dall’enorme coltellaccio che si trancia un dito che schizza via accecando un altro macellaio che si trancia un dito che schizza via…

Cattiverie gratuite? No! Humor Nero!

Ben nove raccontini crudeli di humor nero serviti con ritmi ossessivi, con toni di comicità splatter che non hanno nulla a che fare con le stupide vendette o i superficiali estremismi della violenza reale. Solo potenti e prepotenti effetti stranianti per destabilizzare il tranquillo horror del regime specista.

Ogni raccontino crudele è un pieghevole dotato di copertina in un assemblaggio manuale da manuale. Per ottenere l’intero set di ben 9 raccontini crudeli di Humor nero contattateci su troglotribe@libero.it

Il cacciatore, Il pescatore, Il macellaio, Il domatore, Il pellicciaio, Il vivisettore, Il pastore, Il trasportatore di animali, L’avvelenatore… vi aspettano più morti che mai!

Quel Vento del 25 Aprile

26 Apr

vento del venticinqueUn importante pomeriggio del 25 aprile trascorso nella piazza di Montevarchi dove, un bel gruppetto di resistenti renitenti e indefinibili nella loro indistinzione, si sono incontrati nell’intrigante cornice di Ethic Street. Parole che volavano e svegliavano, immagini che provocavano e anche visioni oniriche raccontate nella loro incontenibile e libertaria autonomia. C’era Massimo Filippi che ha presentato il suo “Sento Dunque Sogno”. Ha descritto uno scritto che decostruisce, che manda all’aria il dominio della classificazione, proprio quella che definisce e produce realtà. Ma lo ha fatto, come suo solito, imbastendo le caotiche opportunità dell’Altrove, quelle che superano il sentirci individui per riconoscerci in flussi di relazioni senza padroni. Un aperitivo di energetica rivolta da bere tutto d’un fiato brindando all’immediatezza di un sentire politico che si disfa delle vecchie parole e delle vecchie grammatiche per ricominciare a sperimentare, per aprire varchi, per dis/fare mondi.

Ma c’era anche Emilio Maggio, attento conoscitore del mondo cinematografico, che è in grado di cogliere gli aspetti più importanti come quelli più sottili che questo mondo produce nel nostro immaginario in relazione alla questione animale. Il cinema come produttore di senso e di nessi, un cinema che ancora non può contare su produzioni realmente orientate alla Liberazione Animale, se non, paradossalmente, solo in alcuni casi isolati che, casualmente, si avvicinano a queste istanze.

Un po’ ciò che accade per molti dei monumenti che abbiamo mostrato presentando il nostro libello “Musi di Pietra” (il posto degli animali dei monumenti), il cui richiamo alla Liberazione risulta potente e inevitabile solo ribaltando il classico punto di vista, solo scuotendo con forza le vecchie certezze antropocentriche.

C’era vento e freddo quel pomeriggio del 25 aprile, ma ad un certo punto, complici gli interventi e le domande di Lorenzo e Camilla di Restiamo Animali che hanno condotto l’incontro, pareva un vento che scompigliava certezze, che scaldava i cuori, che dava l’ardire di sussurrarci a vicenda proprio quei codici di Liberazione che in tanti stiamo aspettando. Proprio come in un sogno.

Cari Cani Di Sicilia

23 Apr

cani di sicilia chiuso

Eravamo su una lunghissima spiaggia meravigliosa e, nonostante la stagione invernale, pareva proprio che il sole non volesse rassegnarsi quando, dalle alte dune di sabbia, sbucano questi quattro individui pelosi e festosi. Se ne stanno ad una certa distanza e, d’istinto, cominciamo a guardarci intorno alla ricerca di qualche umano. Ma a parte noi non c’è proprio nessuno. Da dove arrivano? Chi sono? Quasi inevitabilmente ci viene da pensare che si sono persi, che sono di qualcuno che li sta cercando, ci viene da pensare che sono certamente cani disperati, affamati e che, in qualche modo, dobbiamo intervenire.

Un cane senza un umano al suo fianco era un elemento dissonante nel panorama a cui eravamo abituati da sempre. Passano i secondi e loro, dopo averci osservato per un po’ e aver deciso che non costituiamo una minaccia, cominciano a giocare rincorrendosi in un vortice di sabbia, disegnando cerchi concentrici, rotolandosi felici, rialzandosi, bagnandosi, leccandosi a vicenda. Li guardiamo immobilizzati da questa visione e, a dire il vero, siamo anche un po’ sconcertati. Non è esattamente il comportamento tipico dei cani abbandonati, non dimostrano in alcun modo spaesamento o spavento, anzi, sono tranquilli e festosi. Proviamo ad avvicinarci, ma non c’è nulla da fare, mantengono sempre la distanza. Se facciamo dieci passi loro ne fanno altrettanti nella direzione opposta. Però non sono per nulla spaventati da noi. Stanno vivendo la loro vita e noi siamo un elemento del paesaggio che non li sta minacciando. Sono l’emblema della libertà, hanno i classici modi di chi, la sua personale libertà, la dà per scontata e ti dimostra e ti dice con i suoi occhi, le sue movenze, la sua sicurezza che ha tutte le intenzioni di difenderla, che tu non hai alcun diritto di metterla in discussione. Non ci vengono incontro e non ci chiedono nulla. Li possiamo solo guardare da una certa distanza, proprio come per i gabbiani che sono presi con i loro rituali qualche decina di metri più in là. Nessuno si sognerebbe di prendere un gabbiano, di pretendere di toccarlo, di discutere sulla sua libertà.

Anche i cani ci osservano e, a dire il vero, non ci era mai capitato di considerarci come gli oggetti di un’osservazione. Eravamo sempre stati noi ad osservare e studiare il comportamento degli animali. Eravamo sempre stati solo noi a decidere in modo unilaterale se e come intervenire per aiutarli, soccorrerli, salvarli…Ora è tutto diverso. C’è una reciprocità che si tocca, si vede e si sente. Abbiamo proprio la netta percezione di essere sullo stesso piano: due gruppetti di individui liberi su un spiaggia meravigliosa che si osservano, si studiano, si valutano per decidere se è il caso di avvicinarsi, incontrarsi, comunicare, toccarsi.

 

Un assaggio tratto da Cari Cani di Sicilia
Libello autoprodotto manualmente da Troglodita Tribe
Il racconto delle nostra esperienza in quella magnifica terra con i cani che abbiamo incontrato e che hanno cambiato radicalmente il nostro modo di percepirli come individui, ribaltando anche tutto l’immaginario (formato principalmente da luoghi comuni) che ruota intorno a loro.
Il libello  può essere richiesto a troglotribe@libero.it

SCONFINAMENTI ANIMALI

3 Apr

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SCONFINAMENTI ANIMALI

Quintetti di cartoline truccate e collegate a tapparella per scendere inesorabili sulla Liberazione Animale.
Attentati Estetici da appendere per indurre in tentazione e scatenare emozione.
Tentativi di renitente resistenza poetica appostata sul muro di casa per spostare l’attenzione su una vera e propria invasione.
Animali fuori schema, fuori gioco, fuori dalle Grazie dei soliti paesaggi normalmente pensati e inseriti come clandestini gentili che si riprendono il tempo e lo spazio rubato.

Venticinque pezzi unici, numerati, assortiti e divertiti, tutti con interventi irriverenti e animali, tutti con cartoline originali, tutti sapientemente e pazientemete artefatti come matti.

Una piccola mostriciattola multiforme e difforme che non si uniforma!

Nella foto Sconfinamenti Animali Numero 003

MUSI DI PIETRA (Il posto degli animali nei monumenti)

1 Apr

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Il nostro ultimo libello! MUSI DI PIETRA (Il posto degli animali nei monumenti).
Un’antiguida, una lettura insolita e antispecista contro tutte le certezze monolitiche, uno sguardo trasversale sulla rappresentazione degli animali nelle piazze delle nostre città.
Lo presentiamo a Milano all’Accademia di Belle Arti il 12 aprile https://www.facebook.com/events/983084531738816/ e nell’ambito di Etich Street Festival a Montevarchi il 25 aprile http://www.ethicstreet.org/conferenze.html

Abbiamo trovato monumenti insoliti e particolarmente interessanti in Italia, in Giappone, in Uruguay, in Germania, in Sud Africa… Abbiamo esplorato diverse zone e culture alla ricerca delle storie e delle rapprentazioni degli animali.

Chi è interessato a riceverlo a casa o ad ospitare una presentazione può contattarci su troglotribe@libero.it