Tag Archives: Antispecismo

Calabria è una vitellina!

25 Mag

calabria

Calabria è una vitellina.

Non importa se è scappata da un macello o da un allevamento. Ciò che conta è che si è trovata per le vie di Reggio Calabria alla ricerca di una speranza. Fuggire è sempre un atto disperato, un tentativo alla cieca di trovare un posto migliore, una situazione dove non dovrai stare rinchiuso, dove non ti uccideranno, dove non soffrirai. Quando scappi e non sai dove andare puoi solo contare sul fatto che potrai incontrare qualcuno che ti darà una mano, che, almeno, ti lascerà vivere la tua vita. E non è questione di pianificare o di formulare progetti per un futuro migliore. Perché è l’atto stesso della fuga, è quel correre via verso l’ignoto che contiene tutto questo. Contiene l’inequivocabile denuncia dell’ingiustizia subita, contiene il voler resistere e insistere a vivere, contiene l’utilizzo del proprio corpo per opporsi anziché rassegnarsi. E contiene il riconoscimento del destino sbagliato e orribile che è stato imposto alla nostra esistenza.

Calabria è una vitellina.

E’ scappata e si è trovata in un mondo estraneo, un mondo di odori e rumori che non conosceva e non poteva riconoscere. Si è trovata senza i suoi simili, si è trovata di fronte individui che l’hanno braccata, inseguita con mezzi pesanti, che le hanno sparato. Invece di incontrare quel briciolo di comprensione di fronte ad un corpo diverso che, semplicemente, vuole vivere libero, ha incontrato la furia di chi si avventa per uccidere tutto ciò che non rientra nella nostra truce normalità.

Calabria è una vitellina.

Non è normale che una vitellina cammini per le vie di una città. Bisogna prenderla, catturarla, correggerla, riportarla negli appositi spazi. Hanno usato automobili e pistole, hanno tentato di investirla, le hanno sparato più volte. Hanno inscenato una serie di inseguimenti spettacolari per le vie della città. E quando Calabria, disperata, esausta, terrorizzata, ferita, si è rifugiata in un cortile, allora hanno detto che si trattava di un toro pericoloso che avrebbe potuto mettere a rischio l’incolumità della gente. L’hanno circondata e le hanno sparato ripetutamente fino ad ucciderla.

Calabria è una vitellina.

E’ l’emblema dell’oscuro grigiore in cui viviamo. Calabria ci mostra come degli esseri superiori per mezzi, tecnologia e strategie rispondano ad una richiesta di libertà e di vita. Una risposta sempre uguale, che si ripete puntualmente.
Perché Calabria non è un’eccezione.Forse non tutti lo sanno, ma gli animali che scappano, che si ribellano, che non si rassegnano e resistono sono tanti, tantissimi. E continuano ad essere inseguiti braccati, uccisi.
Sembra un incubo della peggior specie. L’incubo specista del violento dominio i cui protagonisti continuano a reprimere e dominare chi lotta per riprendere la sua vita.

L’unico spiraglio di luce, allora, è la reazione. Occorre riconoscere Calabria come un animale che non si è rassegnato, che ha tentato di resistere all’ingiustizia scappando. Occorre denunciare un comportamento indegno, ingiusto, inaccettabile che, come normale amministrazione, prevede un assurdo, terrorizzante e violento dispiegamento di forze. Occorre parlare e sostenere tutti quegli altri animali che cercano di scappare, pretendendo e lottando affinché non vengano uccisi, affinché possano terminare la loro vita nei luoghi dove non saranno più usati e sfruttati e ammazzati.

E’ poco, certo che è poco. Solo uno spiraglio. Ma almeno possiamo provarci.

Troglodita Tribe

 

 

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MUSI DI PIETRA (Il posto degli animali nei monumenti)

1 Apr

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Il nostro ultimo libello! MUSI DI PIETRA (Il posto degli animali nei monumenti).
Un’antiguida, una lettura insolita e antispecista contro tutte le certezze monolitiche, uno sguardo trasversale sulla rappresentazione degli animali nelle piazze delle nostre città.
Lo presentiamo a Milano all’Accademia di Belle Arti il 12 aprile https://www.facebook.com/events/983084531738816/ e nell’ambito di Etich Street Festival a Montevarchi il 25 aprile http://www.ethicstreet.org/conferenze.html

Abbiamo trovato monumenti insoliti e particolarmente interessanti in Italia, in Giappone, in Uruguay, in Germania, in Sud Africa… Abbiamo esplorato diverse zone e culture alla ricerca delle storie e delle rapprentazioni degli animali.

Chi è interessato a riceverlo a casa o ad ospitare una presentazione può contattarci su troglotribe@libero.it

 

 

 

 

I PopOpuscoli di Troglodita Tribe

11 Mar

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Perché LA DIETA VEGAN NON BASTA,
ci vuole informazione!
I PopOpuscoli sono bigini antispecisti,
rapide incursioni filosofiche sulla questione animale
per ispirare l’approfondimento.

PopOpuscolo 1
PERCHE’ SIAMO VEGAN IN 5 PAROLE
(Vita, Empatia, Giustizia, Antispecismo, No!)

PopOpuscolo 2
VEGAN: UNA SCELTA STRAFELICE
(Ma quale decrescita?)

PopOpuscolo 3
VEGAN ALLL’ASSALTO DEI LUOGHI COMUNI
(Risposte serie e chicche divertenti per salvarsi dai luoghi comuni)

PopOpuscolo 4
CANI UMANI E ALTRI ANIMALI

PopOpuscolo 5
PER UN MONDO SENZA GABBIE

PopOpuscolo 6
DOMESTICAZIONE UMANA DOMESTICAZIONE ANIMALE

PopOpuscolo 7
LOUISE MICHEL E GLI ANIMALI

LI TROVATE DURANTE I NOSTRI EVENTI E INCONTRI SULLA QUESTIONE ANIMALE
PER RICEVERLI A CASA CONTATTATECI!
troglotribe@libero.it

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L’ESSENZA CHE SFUGGE

31 Ago

speecchiettoAlcuni giorni fa, per l’ennesima volta, abbiamo incontrato una persona che ci ha assicurato su quanto vengano trattate bene le mucche del tal allevamento. All’aperto, con mangimi bio, erba dei prati, coccole, musica…. E per l’ennesima volta ci siamo guardati negli occhi chiedendoci da dove cominciare, se cominciare.

Ci capita sempre più spesso, quando riveliamo di essere vegan, che le persone si preoccupino di farci sapere quanto, gli animali, in quei determinati contesti che loro frequentano per acquistare i prodotti, siano trattati bene.

Con il passare del tempo, però, ci risulta sempre più difficile e meno sentito impostare il discorso con le solite vecchie argomentazioni relative al fatto che tanto i vitelli maschi saranno uccisi, che tanto le mucche da latte, dopo qualche anno, diminuendo la produzione, saranno macellate e sostituite. In effetti si tratta di particolari fondamentali che, comunque, non rendono ciò che sentiamo davvero. Non rendono l’idea dell’ingiustizia, dell’utilizzo di qualcuno per i propri fini, non rendono l’idea della riduzione in schiavitù, della mercificazione di individui deportati, comprati e venduti in base a parametri quali la resa, il peso…

E così, da qualche anno, cerchiamo di introdurre, ogni volta, pensieri e parole che pongano l’animale come soggetto attivo della questione, che facciano leva sul suo essere individuo libero che cerca, spera e lotta per la sua libertà. Cerchiamo, in altre parole, di mettere fortemente in discussione quel principio secondo cui è accettabile usare e dominare qualcun altro, trarne profitto e vantaggio, per il semplice fatto che è diverso da noi, che è un animale. Di metterlo fortemente in discussione anche se quell’animale lo usiamo per nobili fini e lo trattiamo bene, anche se non lo uccidiamo. Di metterlo fortemente in discussione proprio come faremmo e facciamo per ogni essere umano.

Quasi sempre, però, i nostri tentativi si scontrano con una sorta di impossibilità, una sorta di incapacità di percepire nel profondo e di far proprio questo universale principio di uguaglianza. Per quanto i nostri interlocutori si sforzino di venirci incontro sentiamo con chiarezza che, in alcuni casi dichiaratamente e in altri casi in modo più velato o forse inconscio, l’animale resta comunque e solidamente situato su un gradino più in basso.

Recentemente, in uno scritto di Massimo Filippi abbiamo trovato una diversa definizione di specismo fornita da Joan Dunayer nel 2004. Questa scrittrice, editrice e avvocata per i diritti animali sostiene infatti che lo specismo, oggi, è: «L’incapacità, nel modo di pensare o nella pratica quotidiana, di accordare ai non umani uguali considerazione e rispetto»

In effetti, si tratta di una definizione molto più attuale, potente, realistica e immediata rispetto a tutte quelle che sono state fornite in precedenza.

Un’incapacità singolare, particolare, inedita.
Un’incapacità che non ha nulla a che vedere con la mancanza di informazione, come spesso ci si illude o si pretende che sia. Che non ha nulla a che fare neppure con un più scarso livello intellettuale, morale o spirituale, o con una mancanza di virtù.
Un’incapacità profonda e inevitabilmente accompagnata dal conseguente svilimento della questione.

Perché in presenza di questa incapacità, la questione animale diventa inafferrabile, incomprensibile nella sua dirompente portata. Sfugge l’essenza, e l’individuo, l’animale, diventa “merce di discussione”, argomento che divide esattamente come può dividere un diverso stile di vita, una diversa religione, un diverso partito. Sfugge, ancor più tristemente, l’ineluttabile collegamento, la penetrante intersezione che connette alla questione animale tutte le altre forme in cui si coniuga il dominio.

Senza affrontare direttamente questa incapacità, senza riconoscerla come il frutto di un potente, continuo e millenario condizionamento rinforzato ogni giorno da apparati mediatici, linguistici, politici, simbolici, senza una precisa e attiva volontà di riconoscerla in se stess*, di smascherarne le infinite e subdole sfumature, difficilmente riusciremo a trovare un livello accettabile di comunicazione e collaborazione che consenta di avvicinarci alla Liberazione Animale.

Senza avere il coraggio di ammettere che questa incapacità ha caratterizzato millenni della nostra cultura, dei nostri movimenti, delle nostre idee di libertà, fraternità e uguaglianza, senza avere il coraggio di abbandonare totalmente tutte le vecchie radici che ci legano ad un passato irrimediabilmente antropocentrico, sarà ben difficile scendere davvero da quel piedistallo che ci definisce animali superiori.

E la più grande difficoltà sta proprio nel fatto che far notare questa incapacità (presente, con diverse gradazioni e sfumature, in tutt* noi) offende, allontana, innervosisce fino a rendere impossibile ogni dialogo sincero, ogni fruttuoso confronto. E non si può neanche lasciar perdere perché è proprio quello il cuore, l’obbiettivo, il senso e l’essenza. E non si può neppure soprassedere e attendere che, durante un comune percorso, questa incapacità si dissolva naturalmente perché, in realtà, non può esserci un reale percorso comune per il semplice fatto che questa incapacità tira irrimediabilmente dall’altra parte, anche se si è in perfetta buona fede, anche se si crede davvero di “salvare gli animali”.

Un percorso non ancora tracciato che si può cominciare ad esplorare veramente solo tentando di rendere concepibile l’inconcepibile.

LA GIOIA DI ESSSERE ATTIVIST*

19 Ago

attivismo

Se c’è un modo sicuro per sconfiggere ogni forma di attivismo che si muove per un cambiamento radicale, questo, da sempre, è la negazione della felicità, dell’entusiasmo, del piacere.

Mostrare la Liberazione Animale come una stanca e triste tiritera lanciata da vecchi moralisti noiosi che cercano di convincere il prossimo dall’alto di quelle loro cattedre quasi religiose, è già una stoccata che ci stende.

Che importa se abbiamo ragione?
A chi importa, visto che tanto si deve morire tutt*?

Mostrare quest* attivist* come persone vecchie e lontane che lavorano duramente anche dopo il lavoro, che scappano di fronte al divertimento, che schiacciano ogni forma di caldo immediatismo festoso in nome della loro missione, è il modo migliore per ucciderl* ancor prima che riescano a parlare, figurarsi ad agire!

E se l’attivista si rassegna ad incarnare questa macchietta, se accetta il ruolo pesante di questa vile impostura, si mette da sol* nell’angolo a parlare da sol*, si gonfia e si sgonfia perfettamente funzionale alle esigenze del mercato del dominio universale. Rinuncia in partenza al suo essere animale tra gli animali.

E invece l”attivismo è il frutto del potere desiderante di altri mondi da scoprire, esplorare e condividere, è il graffio che squarcia, il muso che annusa, l’ala che vola, è una forma espressa ed agita della felicità che permette il mutamento partendo dal basso, da molto in basso.

E invece l’attivismo è la calda potenza che ti fa alzare dal letto per cambiare il panorama, è il mistero di calde fusa che aggiungono un paio di dimensioni al vecchio scenario… quello che si ostinano a spacciarti come l’unico possibile: ereditato dal padre, antropocentrico, unigenito figlio della produzione e del consumo.

E invece l’attivismo è l’energia che dura cent’anni solcando gli oceani, l’energia creativa che abbaia e rende viva la vita.

Ben lungi dall’essere il solito noioso altruismo calato dall’alto di una decrepita superiorità buonista, ci coinvolge, ci sconvolge, ci seduce ululando orizzontale verso l’orizzonte infinito. Ben lungi dal farlo solo per loro, solo per gli altri, solo per un senso del dovere condito da responsabile e triste disciplina, lo facciamo assecondando un caotico appagamento spontaneo, un visionario istinto bestiale, una cosmica realizzazione corale di infiniti gorgheggi che ti tira per la giacca e per il cuore in un sol corpo, che si esprime imprimendosi e impressionandoci con sensuali atti insensati di bellezza, con cariche di emozioni forti e contagiose che ti risvegliano dal letargo, in una saltellante danza della sorellanza che appaga e soddisfa aprendo gli orizzonti non immaginati. Non è guerra, gli animali non fanno la guerra, è astronautica esplorazione autonoma dell’Altrove, è seguire odori attraenti lasciando tracce di sé, è dinamica effervescenza delle esperienze che fioriscono tra gli squarci delle zone temporaneamente liberate.

La gioia di esserci contro la rassegnazione del delegare, è attivismo.
Il punto fermo di chi non ci sta contro la logica della conservazione e della protezione di un presente di tradizioni sempre al passato, è attivismo.
L’energia creatrice delle idee, l’incessante potenza della loro realizzazione pratica, è il modo con cui l’attivismo ferma il tempo del lavoro e dell’oppressione, della gerarchia e della sottomissione.

E che altro può essere la felicità se non questo sentirsi vivi e nel pieno della lotta contro chi nega ogni forma di resistenza e di esistenza? E che altro può essere se non lo smascherare il divertimento un tot al chilo che oscura da sempre la felicità? Una felicità che desidera, una felicità che afferma, una felicità che scava, scalcia, scavalca, rompe, morde, evade, una felicità giocata ogni giorno nell’insicurezza, nell’incertezza, nell’impossibile invisibile continuo insorgere a quel morente buon senso che toglie il respiro.

C’è poco da ridere, dice qualcun*.
C’è poco da esser felici, aggiungono ad ogni passo, ad ogni orma di zampa che scappa.
Ma quando lo dici anche tu, sei già arruolat* dall’altra parte.

IMBOSCATE ANTISPECISTE TRA ALLLEANZA ED ESCLUSIONE

15 Ago

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Più ti avvicini al muro e più ti accorgi di quanto è alto

Un pensiero, un’idea, una teoria, un progetto politico, una pratica sociale hanno la felice caratteristica di muoversi in una direzione. In molti casi, per di più, questa direzione conduce ad un obbiettivo.

Non sempre l’obbiettivo è così chiaro a chi già comincia a muoversi lungo una direzione. A volte infatti si percepisce l’essenza di un’ingiustizia senza riuscire ad immaginare fin dove sarà possibile spingersi, fin dove desideriamo che la libertà faccia il suo corso. Ma può capitare di cominciare a riflettere e ad agire ugualmente perché vediamo comunque e con chiarezza una direzione che, in molti casi, è già stata tracciata da altri.

Lungo il percorso, in effetti, può accadere di tutto. Il panorama può cambiare radicalmente mostrando aspetti che prima, quando eravamo al principio, non avevamo neppure considerato, non riuscivamo neanche a vedere. E allora diviene importante saper abbandonare le vecchie identità e le vecchie certezze, saper trasformare e trasformarsi senza mai perdere di vista l’obbiettivo.

Il concetto di Liberazione Animale è facile e intuitivo.
Lo si può abbracciare con trasporto sin dall’adolescenza. Ma più ti ci addentri e più si complica. Per ogni passo in avanti che effettui ti accorgi di come l’obbiettivo sia sempre più lontano. Più ti avvicini al muro e più ti accorgi di quanto sia alto, di quanto stia regolando la tua stessa esistenza, di quanto tu stesso sia coinvolto direttamente in ciò che inquadri come ingiustizia da superare.

Ma non è solo questa la frustrazione e la difficoltà, perché più lo descrivi, questo muro, più cerchi di raccontare quello che hai scoperto per cercare una soluzione collettiva e condivisa, e meno riuscirai a farti ascoltare. Più la tua musica si discosta dalla trasmissione emessa in mondovisione e meno sarà orecchiabile, armonica, accettabile.

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Un sentiero in equilibrio tra esclusione e alleanza.

Se diventi vegan escludi i prodotti di origine animale.
Se cerchi di avviare una rete per la diffusione di prodotti etici, dovrai escludere dal tuo progetto una grande quantità di prodotti e di produttori.
Se sostieni una pratica fondata sull’apertura e il mutuo appoggio dovrai escludere ogni forma di xenofobia, razzismo, sessimo…

L’esclusione è l’indispensabile motore che consente qualsiasi decisione, è il mezzo fondamentale che permette di crescere e di scegliere, di procedere in una direzione, di provare a raggiungere un obbiettivo.

Certo, si potrà anche evitare di escludere, visto che si tratta di una pratica scomoda che può farci apparire antipatici ed intransigenti, ma il risultato sarà l’immobilismo e il qualunquismo, la ben nota e fasulla pace senza giustizia.

La Liberazione Animale, però, è un obbiettivo sociale e collettivo e, di conseguenza, per raggiungerlo è anche indispensabile procedere con alleanze e una sempre più larga inclusione

Perché un obbiettivo sociale e collettivo come la Liberazione Animale non è una guerra che prevede l’individuazione di un nemico ed il suo conseguente annientamento, o il suo assoggettamento alla nostra visione del mondo, né, ancor meno, è una religione che prevede una conversione di massa a determinati comandamenti calati dall’alto e rappresentativi di una divinità a cui ci si deve piegare.

Più che altro, la Liberazione Animale, la inquadriamo in un continuo e dinamico mutamento della coscienza collettiva, in una lotta ininterrotta ai caposaldi del condizionamento globale che regge una scontata mentalità antropocentrica. Un assalto ai simboli, ai sistemi, alle economie, alle tradizioni, in breve un capovolgimento radicale del nostro modo di percepire il mondo, del nostro modo di definire l’umano: animale superiore; del nostro modo di visualizzare e concepire “il proprio dell’uomo”: maschio, bianco, occidentale, eterosessuale…

E un mutamento collettivo di questa portata può solo essere il frutto di aperture, inclusioni, alleanze, ma ovviamente anche di una continua esclusione.

Un apparente paradosso che spesso viene buttato sul tavolo di interminabili discussioni per accusare un generico “movimento antispecista” di essere immobile, giudicante, autoreferenziale, incapace di comunicare. Questo per il solo fatto che cerca di praticare l’inclusione attraverso continui tentativi di alleanze pur mantenendo ferma la direzione e l’obbiettivo della Liberazione Animale, pur operando le indispensabili esclusioni che gli consentono di crescere, di espandersi, di progettare e sperimentare l’assalto a quell’altissimo muro.

L’inclusione è sempre riferita agli individui.
L’esclusione, al contrario, è riferita alle idee, ai progetti, alle convinzioni, ai condizionamenti.

L’alleanza è il riconoscimento di una lotta sorella, di un movimento che procede all’assalto di quel muro, che percepisce e condivide lo stesso sgomento di fronte al dominio dei corpi, della loro domesticazione, manipolazione e mercificazione; che sente su di sé l’ingiustizia e la violenza perché la subisce e quindi la conosce, e perché solo così è possibile farsene carico veramente, sentirsene coinvolti anche quando apparentemente non ti riguardano.

Quando queste intense realtà sono presenti trovi anche una feconda predisposizione all’ascolto, una congenita attitudine al rinnovamento, al ribaltamento, al riconoscimento e all’abbandono dei privilegi, trovi il terreno adatto per il reciproco arricchimento dei percorsi che diventano un brulicare, un lievitare che crea dimensioni non immaginate e non immaginabili dalla tranquilla e comoda e sicura posizione precedente. E quando tutto ciò si verifica crollano in un botto felice le identità, le appartenenze, le distinzioni.

L’alleanza NON è una rinuncia alla direzione e all’obbiettivo per cercare di adattarsi meglio alla realtà specista imposta da quel muro, per cercare di “far funzionare comunque un progetto”, per cedere al solito e ritrito ribaltamento commerciale e spettacolare di ogni slancio nella direzione opposta.

Non faremo passi verso la Liberazione Animale ascoltando i “bisogni e i desideri” degli allevatori, assecondando i tragici trabocchetti della carne felice o delle galline libere, i ridicoli psicofarmaci pseudoclandestini per una nuova generazione di consumatori. Li faremo, casomai, cercando di ascoltare, comprendere e valorizzare i bisogni, i messaggi e i desideri delle loro vittime e dei loro prigionieri. Non saremo più tolleranti e inclusivi se accetteremo le ragioni di chi insiste con il dominio antropocentrico. Lo saremo, casomai, se riusciremo ad introdurre in questo scenario anche gli animali, se riusciremo ad esser complici della loro resistenza, se riusciremo a metterci in gioco così tanto da far sentire che quelle ribellioni e quelle evasioni sono l’ingrediente essenziale per un possibile e concreto cambiamento collettivo.

E allora, forse, può risultare un po’ più chiaro come l’accusa al “movimento antispecista” di essere immobile, giudicante, autoreferenziale, incapace di comunicare è un’accusa inesorabilmente specista perché è frutto di un’analisi rivolta esclusivamente all’umano.

Introdurre il non umano, richiedere considerazione per il non umano, invitare sulla scena il non umano, viverlo e vederlo come protagonista e compagno di strada (e non solo come oggetto da preservare, proteggere, difendere e controllare sulla base di una umana virtù religiosa o moralmente laica), prevede un nuovo livello di contrattazione, una diversa dimensione del dialogo, una profonda espansione dei concetti di tolleranza e inclusione, un tuffo acrobatico e creativo nell’indistinzione.

E a quanto sembra, anche i più tiepidi tentativi, i più leggeri e azzardati movimenti per sondare sprazzi di concretezza oltre l’umano e imperante pensiero unico, risulteranno inesorabilmente e inevitabilmente, agli occhi e alle orecchie di chi resta ben piantato nel suo castello, esagerati, pretenziosi, giudicanti, escludenti… Chi indica l’uscita di sicurezza sarà sempre guardato con aria di sufficienza da chi non ha alcuna intenzione di uscire.

Fecondi approcci di alleanza si stanno giocando, oggi, nelle dimensioni anarchiche, nei mondi queer, tra le crepe dell’antipsichiatria, nei vicoli delle lotte alla nocività, nelle demolizioni creative delle pedagogie libertarie.

Poch* lo sanno, poch* lo sentono, poch* sono disponibili ad assecondare danze così strane e poco rassicuranti. Ma che altro dovremmo fare? Ritornare sulle tradizionali posizioni speciste che diedero origine a queste particelle di luce? Ricercare complicità con chi lavora costantemente per spegnerle, con chi si spaventa per la loro intensità, con chi si annoia perché preferisce non vedere la loro sottile bellezza?

Dovremmo restare avvinghiati alle radici o tentare il distacco per l’assalto al cielo? Dovremmo continuare ad usare le vecchie grammatiche per essere più facilmente accettat*, o scommettere su una diversa musica per s/concerti da suonare senza permesso?

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Nuove parole e nuove orecchie

L’alleanza presuppone e prevede un reciproco interesse, una connessione di compassioni, una convergenza di relazioni, un comune linguaggio naturalmente proiettato verso l’uscita. Non una saggezza o un’intelligenza fuori dal comune, ma l’azzardo di superare se stess*, ciò che il mondo si aspetta da noi stess*. L’ardire di liberarsi liberando, di approfondire e ricercare. Solo così, infatti, sarà possibile sorreggersi a vicenda, prendersi al volo durante gli indispensabili e acrobatici salti mortali che conducono verso la Liberazione Animale, che diventano l’unico movimento possibile quando il percorso non è più una strada né un sentiero, ma diventa un volo senza più punti di riferimento, senza la rete sicura delle certezze antropocentriche, quando il terreno preoridinato e imposto vacilla e si alza il vento delle sperimentazioni e dei tentativi.

L’alleanza è reciproca comprensione, compassione, condivisione. Una variante affascinante e strategica dell’amore, un colpo di fulmine che genera la connessione telepatica, che permette la moltiplicazione delle energie, delle idee, delle azioni, che consente lo sviluppo di una consapevolezza collettiva sempre più estesa, ciò che un tempo si definiva coscienza politica.

Perché se è vero che abbiamo bisogno di storie diverse e di nuove parole per raccontarle, è anche vero che c’è ancor più bisogno di orecchie, occhi e mani disposte ad accoglierle e a trovare l’estro per arricchirle, cucirle e scucirle nel vasto territorio dell’infosfera globale. Abbiamo bisogno di quella leggera disobbedienza viscerale che ti permette di abbandonare tutto, di cancellare in un soffio l’intera lavagna per cominciare a riscrivere un altro mondo in un altro modo. Che è l’indispensabile coraggio richiesto per morire e rinascere.

Ma non piano piano però… qui e ora, tutto e subito, con la passione, la compassione, la costanza e la determinazione delle basse velocità. Non in un futuro ipotetico, ma in un presente che è presenza, in una resistenza che è esistenza. Senza false promesse e senza attese di un avvenire che non ci sarà, di un futuro ormai spento e divorato da tempo.

Perché si vive una volta sola!

CHI SIAMO

28 Feb

Troglovegan è il succoso frutto colorato che nasce intorno all’inizio del millennio da Troglodita Tribe S.p.A.f. (Società per Azioni felici).

troglodita tribe

Siamo Fabio e Lella, attivisti indipendenti e resistenti.
Corriamo sul filo della Liberazione Animale provenendo da un percorso libertario e anche libresco.

Indipendenti. Senza entrare in alcun gruppo o associazione ci sentiamo parte di un movimento, che definiamo più che altro una tensione, un’apertura alla quale partecipiamo attivamente. Essere indipendenti ci permette di espandere questa tensione attraverso la collaborazione, ci permette di colorare e de-scrivere il paesaggio delle liber(e)Azioni usando le nostre attitudini, le nostre sensibilità, le nostre energie. Ci permette, soprattutto, di offrire il meglio che siamo migliorando noi stesse ogni giorno.

Resistenti. Resistiamo cercando di vivere con autoproduzioni fatte di scarti. Resistiamo alle intense pressioni identitarie che ribaltano ogni pulsione libertaria. Resistiamo al rifiuto della solidarietà, al rifiuto del riconoscimento delle logiche del dominio sempre nascoste tra insospettabili pieghe del quotidiano. Resistiamo con un linguaggio deliziosamente lunatico alla ricerca dell’invenzione, della decostruzione irriverente e incandescente. Resistiamo alle ovvietà e alle banalità in cui, irrimediabilmente, viene trascinata qualsiasi apertura, qualsiasi espansione. E questo ci spinge ad approfondire, a sperimentare, a studiare stravolgendo ogni programma e ogni programmazione. E questo rende la nostra resistenza particolarmente dinamica, una sorta di perenne esplorazione.

Incontri, reading, interviste, articoli, recensioni, cerchi, libri e libelli creativi, spunti cartaceo-poetici, dossier, presentazione di libri, tavoli di sensibilizzazione… sempre per la Liberazione Animale