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Ancora Aggressioni Agli Animalisti

13 Lug

circoAlcuni attivisti che manifestavano pacificamente il loro pensiero davanti ad un circo sono stati insultati, aggrediti e picchiati. E’ successo in questi giorni, ad Ancona, nel 2016. Ma succede continuamente in tante altre città dove si registrano aggressioni, violenze e insulti da parte di chi lavora e sfrutta gli animali nei circhi.

In realtà, parrebbero episodi d’altri tempi, di quando una qualunque espressione pubblica del dissenso risultava fastidiosa e inaccettabile, di quando si era così poco abituati alla controinformazione, alla tolleranza delle altrui opinioni ed al confronto che, alla fine, il ricorso alla repressione e alla censura violenta era la soluzione più praticata.
E attenzione, qui non si sta parlando del, pur indispensabile, riconoscimento di quelle tecniche di protesta e boicottaggio proprie della critica più radicale, non stiamo parlando di atti fortemente provocatori che cercano di aprire nuove strade nell’immaginario collettivo proponendo soluzioni complesse, utopiche, al limite dell’accettabile o dell’immaginabile.

Stiamo, molto semplicemente, parlando di persone che volevano manifestare con un regolare banchetto informativo e dei volantini la loro contrarietà all’utilizzo e allo sfruttamento degli animali nei circhi. Si tratta di un pensiero sempre più diffuso e condiviso; un pensiero sorretto da studi, statistiche, denunce e ispezioni sempre più particolareggiate ed accurate che sottolineano le privazioni, i maltrattamenti, le sofferenze e le torture subite dagli animali e, da non sottovalutare, l’impatto fortemente negativo di questi spettacoli sulla formazione dei bambini e delle bambine.
Ma in fondo non c’è di che stupirsi, il circo con gli animali è un bieco e triste retaggio del passato. Un passato che rideva e ridicolizzava la bestia feroce come la donna enorme o barbuta, come gli uomini o le donne caratterizzati da nanismo, come l’uomo nero e selvaggio, un mondo che creava il fenomeno da baraccone e lo portava in mostra proprio come un mostro, come il bottino catturato di cui vantarsi in pubblico. Un retaggio in cui il diverso, per specie, per razza, per dimensioni, per stranezza era pericoloso e l’unica arma per difendersi era la sua derisione pubblica. Deridere serviva a rinforzare il proprio presunto concetto di normalità, la propria posizione centrale di dominio. Domare il leone a colpi di frusta, costringere l’elefante a stare sullo sgabello, in effetti, sono le ovvie simbologie di un dominio totale e incontrastato sul mondo animale libero e selvatico.

E’ incredibile pensare e constatare che queste rozze e grezze manifestazioni siano ancora in vita, siano ancora espressione dello spettacolo e del divertimento (per di più destinato ai bambini) che caratterizzano le nostre società moderne.
E, in effetti, il circo con gli animali, superato, vecchio, squallido, riesce comunque a sopravvivere solo grazie ai contributi diretti delle istituzioni, (ultimamente, purtroppo, grazie anche alla benedizione del Papa) che fanno di tutto per mantenerlo in vita. Ed è normale che avvenga, anche se la gente non lo vuole più, è il modo con cui una società specista fondata sul dominio, difende le sue origini e la sua storia, difende il suo spirito e l’immaginario del mondo che vuole continuare a spacciare come l’unico possbile.