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verde con legno 2013Intervista a Carlo Consiglio Presidente Onorario di LAC (Lega per l’Abolizione della Caccia)

1) Carlo Consiglio è il Presidente Onorario della LAC (Lega per l’Abolizione della Caccia), da tanto tempo in prima linea per contrastare chi gli animali li vede solo come bersagli. È stato professore di zoologia, ha compiuto studi sugli animali [in tutto il mondo] e ha scritto decine di libri, molti dei quali contro la caccia. Perché, dopo tanti anni e tanti tentativi, non siamo mai riusciti ad abolire la caccia? Quali errori abbiamo commesso? E oggi?
Non è facile abolire la caccia. Ci sono interessi fortissimi che tendono a mantenerla, anzitutto delle industrie delle armi e munizioni, poi dei parlamentari che fanno a gara a chi facilita di più i cacciatori, per accaparrarsene i voti. Così si spiega il paradosso che non si riescono a scalfire i privilegi di una minoranza dell’1 per cento della popolazione, nonostante i due terzi della popolazione sia a favore di una totale abolizione della caccia. Non credo che abbiamo commesso errori, il punto è che il nostro compito è arduo. La situazione sta cambiando lentamente ma in modo costante, l’opinione pubblica è sempre di più in favore della natura e degli animali. La caccia non serve più alla sussistenza ed è diventata anacronistica, per cui è destinata a scomparire. Scomparirebbe comunque, anche se noi non facessimo più nulla per abolirla, ma noi continuiamo a lottare per accelerare la venuta di quel giorno, in cui l’umanità farà la pace con gli animali selvatici.

2) Quali sono gli animali selvatici più a rischio? Ci sono delle zone meno tutelate dalla caccia e, nel caso, quali sono i motivi? Incidono maggiormente le ragioni economiche o quelle culturali?
Sì, ci sono delle specie animali che sono più a rischio a causa della caccia, ad esempio la marzaiola, che è migratrice ed è minacciata dalla caccia in Europa e dal disseccamento dell’habitat nella sua zona di svernamento in Africa occidentale. La maggior parte delle specie cacciabili è in regresso, mentre una piccola parte di esse è in buono stato di conservazione. Ma ciò non deve portare a concludere che si possa tranquillamente continuare a cacciare queste ultime, perché tutti i Mammiferi e gli Uccelli sono esseri sensibili e capaci di provare dolore, quindi dovrebbero essere rispettati per questo, indipendentemente dal fatto che ve ne siano molti o pochi. Le zone più tutelate dalla caccia sono quelle dove vi è più sorveglianza, e quindi specialmente i parchi nazionali e regionali e le riserve naturali.

3) Quali sono i metodi non cruenti da utilizzare al posto dei soliti abbattimenti degli animali considerati pericolosi, in soprannumero ecc…? Perché non vengono applicati? Perché tutta questa violenza e questo disinteresse?
Gli animali in soprannumero non esistono. Non possono esistere perché tutte le specie animali possiedono meccanismo omeostatici di controllo della grandezza di popolazione, grazie ai quali, man mano che le risorse si esauriscono, si ha un aumento della mortalità e soprattutto una riduzione della natalità, finché la popolazione raggiunge uno stato stazionario (con possibili oscillazioni temporanee) detto “capacità portante”. Certo, alcuni animali possono causare danni, che però sono spesso compensati da vantaggi, ad esempio lo storno arreca danni alle olive, però arreca anche un beneficio distruggendo le larve e le pupe della mosca olearia, che è dannosissima. L’unico animale veramente dannoso è il cinghiale, che da solo causa l’80% dei danni provocati dalla fauna alle attività antropiche e rimborsati dalle amministrazioni provinciali. Però l’abbattimento dei cinghiali, lungi dal provocare una riduzione dei danni, ne causa un aumento; il paradosso si spiega con il fatto che la caccia blocca il delicato meccanismo che regola l’accrescimento delle popolazioni di cinghiali, attraverso la sincronizzazione dell’estro. Così le Province organizzano sempre più abbattimenti dei cinghiali, e questi aumentano sempre di più, in una spirale senza fine. Quindi la caccia non è un metodo efficace per impedire o limitare i danni prodotti dal cinghiale. Metodi efficaci sono invece le recinzioni elettriche e la distribuzione di mais in foresta. Inoltre la caccia, lungi dall’essere un mezzo per ridurre i danni causati dagli animali selvatici, è essa stessa dannosissima. I continui ripopolamenti con animali di allevamento, spesso di razze estranee, causano inquinamento genetico, e addirittura la scomparsa o la forte riduzione di razze locali, come l’estinzione della starna italiana e la forte riduzione della lepre appenninica e del cinghiale maremmano. La caccia inoltre arreca grave disturbo agli animali migratori in un periodo in cui avrebbero bisogno di risparmiare energie per affrontare la migrazione. Il piombo usato come munizione entra nella catena alimentare e causa morte ed infertilità in molti animali predatori. Milioni di animali feriti e non recuperati dai cacciatori agonizzano per ore e giorni prima di morire. Inoltre ogni anno muore una cinquantina di persone per incidenti di caccia, tra cui anche non cacciatori.

 4) Se i cacciatori tendono costantemente a diminuire, secondo una recente indagine, sono aumentati i casi di bracconaggio. Come mai questa tendenza? Ma chi sono i bracconieri? Come operano e come riescono ad aggirare e ad eludere i controlli?
È difficile poter affermare con sicurezza che i casi di bracconaggio siano in aumento. Infatti il bracconaggio è caccia fatta illegalmente, cioè a specie protette, o in periodi vietati, o in luoghi vietati, o con mezzi vietati. Ma proprio perché è un’attività vietata, viene fatta di nascosto, e quindi non esistono censimenti, a differenza della caccia legale, sulla quale esiste un certo controllo attraverso le annotazioni fatte dai cacciatori sui tesserini venatori. Non essendovi censimenti, non si può neanche sapere con sicurezza se il bracconaggio sia aumentato o diminuito negli ultimi tempi. I cacciatori insistono molto sulla distinzione tra caccia e bracconaggio, lodando la prima e condannando il secondo, ma in realtà si tratta delle stesse persone, che a volte si muovono nei limiti indicati dalla legge, altre volte invece compiono trasgressioni. Risulta infatti dai verbali redatti dalle pubbliche amministrazioni che oltre l’85% dei reati di bracconaggio viene commesso da persone dotate di licenza di caccia.

5) Ci sono ristoratori che propongono piatti di animali selvatici e ci sono molti clienti che li consumano. Possiamo considerare queste persone complici, e quindi responsabili, della caccia e del bracconaggio? Come fare per contrastare queste offerte culinarie e rendere tutti più consapevoli?
Conosco un ristorante in Toscana che riproduce sul proprio dépliant la foto di un’istrice, che è una specie protetta. Ovviamente non c’è scritto che questa specie si può ordinare e consumare presso il ristorante stesso, ma ciò è ovviamente sottinteso, specialmente sapendo che si tratta di una prelibatezza. Certamente il ristorante in questione si rende complice dei bracconieri. Per stroncare tale attività bisognerebbe incrementare la vigilanza venatoria attraverso le guardie volontarie delle associazioni ambientaliste ed animaliste, cosa che la LAC sta facendo con le proprie guardie.

6) La LAC promuove da tanti anni i campi anti-bracconaggio. In che cosa consistono? Quanto durano? Dove si svolgono? Come si deve comportare una persona che desidera prendervi parte? Occorre avere particolari requisiti? È necessario versare una quota? A chi ci si deve rivolgere?
I campi antibracconaggio della LAC si tengono nelle Prealpi lombarde, in Sardegna e nelle isole del Tirreno come Ponza, inoltre a Malta e Cipro in collaborazione con altre associazioni europee. Possono durare più settimane ma i volontari in genere si avvicendano con turni settimanali. Il compito dei partecipanti è rimuovere le trappole e consegnarle ai carabinieri, e possibilmente identificare e denunciare i bracconieri. I partecipanti non devono mai aggredire fisicamente i bracconieri, neanche per difendersi, e neppure insultarli o inveire contro di loro. Per partecipare occorre avere conoscenze della fauna e soprattutto degli uccelli, resistenza alla fatica (si lavora all’aperto in pratica durante tutte le ore di luce) e autodisciplina. Le spese di viaggio, cibo ed alloggio sono in parte sostenute dall’associazione ed in parte dai partecipanti. Per ulteriori informazioni e prenotazioni bisogna rivolgersi a Paola presso la sede della LAC a Milano.

7) Il nostro concetto di agricoltura è totalitario, nel senso che prevede l’accaparramento di tutto il territorio per le coltivazioni. Gli animali, in questo contesto, non hanno più spazio per nascondersi, per procreare, per andare in letargo, per costruirsi le tane, per procurarsi il cibo, per muoversi in sicurezza… Pensando alla questione animale, non dovremmo anche rivedere questo approccio all’agricoltura che, devastando il territorio, devasta anche le loro vite?
Bisogna distinguere. Quello che dite è senz’altro vero per le monocolture, in cui tutte le specie di piante vengono rimosse, eccetto una sola. Non vi sono più siepi né alberi, e molte specie non trovano più l’habitat adatto per vivere; inoltre vengono usate quantità massicce di pesticidi ed erbicidi, che entrano nella catena alimentare ed avvelenano gli animali. Ma vi è anche un tipo di agricoltura più tradizionale, in cui le piante sono diversificate e vengono mantenuti siepi ed alberi. Qui gli animali possono nidificare, difendere il territorio e compiere le altre funzioni vitali.

8) La caccia, per molti, è uno sport, o un passatempo, o un hobby. Il bracconaggio, invece, viene spesso effettuato per guadagnare denaro. Ma alla base dei due fenomeni troviamo la stessa visione antropocentrica. Gli animali sono oggetti a cui sparare per divertirsi o merci che consentono di guadagnare. Molti sono contrari alla caccia e al bracconaggio, ma non colgono la discriminazione tra animali selvatici e animali “da allevamento”, né colgono il collegamento tra sfruttamento umano e sfruttamento animale. Secondo la tua opinione, all’interno del movimento contro la caccia, è conosciuto e sentito il concetto di antispecismo?
Quella che sottolineate è la differente posizione delle associazioni ambientaliste ed animaliste. Per gli ambientalisti quello che importa è conservare la biodiversità; quindi non sono contrari alla caccia in sé, ma solo se mette in pericolo la conservazione delle specie. Sfugge loro completamente il fatto che gli animali non umani (o almeno i mammiferi e gli uccelli) provano dolore e una quantità di emozioni proprio come noi umani. Invece per gli animalisti la caccia è inaccettabile perché significa infliggere volontariamente morte o sofferenza ad esseri sensibili.

9) Tutti noi abbiamo provato un forte dolore per l’abbattimento di Daniza. Che cosa avresti consigliato per ottenere la sua salvezza? Hai notizie recenti sui suoi due cuccioli? Se la caveranno?
Non è infrequente che un animale non sopporti l’anestesia, perciò la squadra che ha catturato Daniza avrebbe dovuto avere con sé un farmaco per rianimarla in caso di necessità. Il non avervi provveduto è stata una gravissima omissione, di cui la Provincia di Trento ha tutta la responsabilità. Inoltre la Provincia di Trento usa vecchi farmaci per l’anestesia, mentre ve ne sono di più moderni e meno rischiosi. Non ho notizie recenti dei due cuccioli, che con ogni probabilità stanno terminando il periodo dell’ibernazione.

10) Che cosa è cambiato negli ultimi anni sul fronte anti-caccia? Nuove tecniche? Nuovi problemi? Nuovi passi avanti?
Non è cambiato nulla, con l’eccezione del mutato atteggiamento dell’opinione pubblica, non solo sul tema della caccia, ma anche in genere sugli animali. La gente esprime forte opposizione non solo alla caccia, ma anche alla sperimentazione sugli animali, ed il numero dei vegetariani sta aumentando vertiginosamente, almeno in Italia (si parla ormai del 10% della popolazione). Prima o poi anche i politici dovranno tenerne conto. Inoltre sono comparse pubblicazioni scientifiche da cui risulta che una percentuale significativa di cacciatori soffre di disturbi mentali. Non si capisce perché si deve permettere loro di saccheggiare la fauna e mettere a ferro e a fuoco il nostro Paese invece di curarli.
Intervista a cura di Troglodita Tribe

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