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Intervista a Cristina Beretta Barbieri,  Artista Antispecista

Cristina Beretta Barbieri è un’artista antispecista. Insieme a lei abbiamo presentato il nostro libello “Musi di pietra. Il posto degli animali nei monumenti” all’Accademia di Brera a Milano.

1) Siamo rimasti molto colpiti a affascinati dalla tua opera “Il Quinto Stato” che è una rivisitazione antispecista del celebre “Il Quarto Stato” di Pelizza Da Volpedo. In questa rappresentazione degli umani oppressi inserisci anche diversi animali sfruttati per la carne, il latte, le uova. Come nasce quest’opera?
Il Quinto Stato nasce  come grande striscione per il Veggie Pride di Milano. Siamo nel 2012. La richiesta di un’opera da portare in corteo mi è stata fatta  dagli organizzatori della manifestazione. Non è stato facile trasformare gran parte degli umani, presenti nell’opera di Pellizza, in non-umani, ma in un mese di lavoro, ci sono riuscita…Si tratta quindi di una citazione, se vogliamo, ma a cui ho tentato di imprimere il mio modo originale di disegnare, stranamente molto simile a quello di Pellizza, artista che ho sempre ammirato. La figura dell’uomo che porta in braccio il coniglio è un ritratto di Pelizza da giovane, un piccolo omaggio ad un artista senz’altro molto sensibile al mondo degli animali. Poi l’opera ha avuto un discreto riscontro, tanto che è stata esposta in diverse occasioni, sia in strada, con l’affissione di  grandi cartelloni di 3 metri x 6 organizzati da Oltre la specie, che in diverse mostre, fra le quali “Cuori sulla terra”a Padova,  “Animanimale” al museo Alda Merini di Milano. Il Quinto Stato è lo Stato prossimo al proletariato, e si lega indissolubilmente alle battaglie di Liberazione delle classi subalterne, storicamente sfruttate dalle altre gerarchicamente superiori. E’ uno Stato a parte, che dovrebbe avere un proprio equilibrio interno, una propria autonomia, avulsa da interferenze. Solo alcuni umani comunicano e accompagnano i  non umani nella lotta di resistenza per il  raggiungimento della Liberazione.

2) Sembrerebbe che le idee antispeciste abbiano fortemente influenzato il tuo approccio all’arte, perlomeno ai contenuti che presenti. Ma in realtà vorremmo capovolgere la domanda: in che modo l’essere un’artista riesce ad influenzare il tuo attivismo per la Liberazione Animale? Come si intersecano questi due importanti aspetti della tua vita?
Essere artista ed essere antispecista per me significa essere la stessa cosa. Lo sguardo critico sul mondo è identico: io uso la mia tendenza all’analisi critica per approfondire le questioni che mi interessano e nel centro c’è sempre la Liberazione animale, sia che io usi la penna, piuttosto che il pennello, o altri strumenti. In pratica non c’è mai un momento in cui  “mi occupo di arte” e un altro in cui “mi occupo di liberazione animale”, ormai tutto si è sovrapposto.

3) In diversi ambiti si sta cercando di superare la classica visione paternalista della Liberazione Animale, ad esempio riconoscendo i loro continui tentativi di evasione e resistenza allo sfruttamento. Vedi possibile e auspicabile qualcosa di simile anche in ambito artistico? Un’arte con gli animali (e non solo per gli animali) è solo una fantasia o potrebbe configurare nuove forme di comunicazione, una sorta di linguaggio tutto da inventare?
Questo dipende dall’artista ma, in linea di massima, l’arte stessa dovrebbe essere la negazione del paternalismo…

4) A noi pare che la Liberazione Animale si stia configurando sempre di più come una sorta di infiltrazione nello scontato andamento antropocentrico del mondo. E se in un primo momento pareva che fossero solo gli attivisti dichiarati e militanti ad esserne i protagonisti, oggi le cose si complicano e si iniziano a notare istanze di Liberazione Animale anche nel cinema, nella scienza, nel giornalismo, nella letteratura, nel linguaggio quotidiano… E l’arte? Come reagisce l’arte in questo contesto?
Istanze di Liberazione animale nell’arte penso esistano ma attualmente debbono ancora essere pienamente decodificate. Certo è che molti artisti contemporanei si sono e si stanno dedicando agli animali non come a semplici oggetti di studio, ma come a soggetti, almeno a partire dalle opere di Francis Bacon, passando per le installazioni di Joseph Beuys, fino ad arrivare alle performances di Marina Abramovic e alla Street art di Banksy.

5) L’artista Jan Fabre utilizza animali morti per le sue opere e viene duramente contestato dagli animalisti. Però ci sono anche diversi gruppi animalisti riconosciuti e apprezzati per il loro impegno che mettono in atto delle vere e proprie performance in favore degli animali utilizzando, ad esempio, agnelli morti per colpire l’immaginario della gente. Al di là del caso Fabre (che comunque in passato ha anche utilizzato animali vivi tra cui gatti che venivano lanciati in aria e tartarughe su cui erano poste candele accese), che cosa ne pensi di questa situazione? Davvero qualcuno può vantare il monopolio etico sull’utilizzo pubblico degli animali morti?
Il caso Jan Fabre, insieme ai casi di Hermann Nitsch, Damien Hirst, Amber Hansen, e molti altri, sono controversi e immancabilmente sollevano le critiche degli animalisti. Gli artisti solitamente si giustificano pubblicamente asserendo che la loro intenzione è quella di attirare l’attenzione del pubblico sulla questione animale, ma sinceramente io ritengo che si tratti invece di una spettacolarizzazione del sacrificio, del sangue e della morte, come fatto morboso. Alla domanda ” Quale messaggio vorrà suggerire chi ordina uccisioni per proseguire con la manipolazione splatter dei corpi sventrati, affogati nella formaldeide, ricomposti bizzarramente? “, cosa potremmo rispondere? C’è una sola prova per capire l’importanza artistica di un’opera e per Edgar Wind, in Arte e Anarchia, ” L’opera deve intensificare la nostra percezione del soggetto, se il soggetto continua a presentare lo stesso aspetto di prima, salvo il fatto che ad esso è stata aggiunta un’ingombrante sovrastruttura, quell’opera è inutile.”

6) Il modo in cui gli animali vengono rappresentati dovrebbe anche segnare il posto che hanno nelle nostre fantasie, nel nostro immaginario. Noti dei cambiamenti, in questi ultimi anni, nella rappresentazione degli animali da parte di chi si dedica all’arte?
Sicuramente il modo di rappresentare gli animali è cambiato nel tempo,  richiama e  rispecchia gli interessi della collettività nei loro confronti. Diciamo che dalla semplice descrittività simbolica, o anche meramente ornamentale, si è passati via via ad un approccio sempre  più diretto con la loro realtà, con il loro valore intrinseco,  con il loro essere per se stessi, e non in referimento ad altro.

7) Ci sono stati artisti o movimenti artistici del passato che hanno fornito una rappresentazione degli animali che potesse indurre la tentazione di abbattere la pesante barriera di specie che caratterizza il nostro quotidiano?
Alcuni senz’altro, basti pensare al ciclo dedicato da Hogarth al tema della crudeltà, nel 1751. Ma l’esempio più fulgido, a mio parere, è quello di  Theodore Gericault , l’artista più amato da Coetzee: nei suoi ritratti di animali, risalenti quasi tutti all’ultimo periodo ( 1810-1824) l’indagine psicologica non è diversa da quella che ci si aspetterebbe se fossero ritratti volti umani. La correlazione empatica che si instaura fra gli individui, prescindendo dalla loro appartenenza di specie e il conseguente rifiuto delle discriminazioni, è la cifra morale, non ancora abbastanza indagata, di molti artisti a partire almeno dal Romanticismo.

8) Si dice che l’arte abbia il potere e la forza di cambiare il nostro modo di percepire il mondo. Ma chi si occupa d’arte, desidera davvero farlo? Essere artist*, oggi, ha veramente una funzione ed una portata destabilizzante, d’avanguardia? Oppure lo spettacolo specista che trita tutto in merce un tot al chilo ha inglobato definitivamente anche il mondo dell’arte? Ci sono nuovi gruppi, movimenti, sperimentazioni sinceramente destabilizzanti?
Si stanno formando, è un fenomeno in atto. Il materiale prodotto recentemente è moltissimo, ma in questo momento ogni valutazione sarebbe un po’ azzardata.

9) Se è vero che l’arte penetra l’inconscio, le fantasie e l’immaginario collettivo per darci la visione, verrebbe da dire che senza politica non c’è vera arte, ma verrebbe anche da aggiungere che, senza quest’arte, la politica ha ben poche chance. Come vedi, nel contesto della Liberazione Animale (o ancor meglio della Liberazione Generale) l’incontro tra arte e politica?
A questo riguardo mi piace ricordare Mallarmè. Egli soleva paragonare l’arte, in generale, all’esplosione di una bomba in una sorta di attentato anarchico condotto ripetutamente fino alla completa dissoluzione dei dogmi più radicati nella società. L’Antispecismo guarda al mondo dell’arte con la speranza di vedervi  rispecchiata la stessa tensione critica sovversiva, sia sul piano etico che politico, che ne ha strutturato le basi.

10) Quali sono i tuoi nuovi progetti? Potremo vedere presto sulle strade il tuo magnifico “Quinto Stato”?
Sono in cantiere alcune mostre organizzate, a partire già dal prossimo autunno, dai docenti dell’Accademia di Brera, in particolare da Elisabetta Longari e Renato Galbusera   e il gruppo di studio “Artisti di Brera per la Liberazione animale” che si è strutturato, dopo diversi seminari sulla questione animale, ai quali ho contribuito dapprima come attivista per la Liberazione animale, poi anche come artista. Molti  artisti di chiara fama, sia nazionale che internazionale, sono  già stati coinvolti nelle attività, e speriamo che questo sia solo l’inizio!

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